Spezzetto briciole di tempo lungo i corridoi e le strade. Il sole nella sera sfuoca d’arancio la neve agli occhi. Tra il certo e l’incerto, tra il detto e l’omesso scelgo il silenzio. Non mi fa paura, so che non inganna, e poi qualche volta è meglio spegnere le parole. Non mi disarmo, né mi comprometto: la compliance dell’anima è considerevole, lo sai.

Si solleva la scia fosforescente delle automobili in corsa. Le immagini del giorno si sciolgono nel pantano della libera inutilità. L’esito è sempre uguale, cosa vuoi. Che resto.

(28 Febbraio 2005)

One response to “Che resto”

  1. Avatar Giulia

    Bello, proprio bello ciao Giulia

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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