La_salvezzaScrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi. Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca. Comunque, questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è la porta da cui, se mai, potrai trovare scampo. Scrivi, scrivi. Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare. (Forse.)

(Dino Buzzati. A Lucia, che scrive nella penombra della sua stanza. E a coloro che sono sicuri ci sia almeno una riga da salvare.)

6 responses to “La salvezza”

  1. Avatar montgolfier

    vero. grazie per questa citazione. un saluto
    mont

  2. Avatar Guizzo

    Le tue righe io le salverei tutte.
    Sui lucchetti ti ho dato la super ragione!

  3. Avatar Giulia

    Sì per chi ama la scrittura, è importante, bello farlo ogni giorno e a volte senti parlare il tuo cuore e non solo la tua intelligenza. Quando capita è bellissimo vero Pim. Ciao Giulia

  4. Avatar anecòico

    crivimi…
    quando il vento avrà spogliato gli alberi
    gli altri sono andati al cinema
    ma tu vuoi restare sola
    poca voglia di parlare allora…
    Scrivimi…
    servirà a sentirti meno fragile
    quando nella gente troverai
    solamente indifferenza
    non ti dimenticare mai di me..
    [Nino Buonocore]
    Grande, Pim!
    http://cattivamaestra.blog.lastampa.it

  5. Avatar Pim

    La dedica era per tutti noi, che imbrattiamo di parole questi muri virtuali.

  6. Avatar irenespagnuolo

    Grazie per la dedica Pim…
    E grazie per quello che scrivi ogni giorno, un velluto di emozioni !
    Un abbraccio

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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