Una_critica_alla_critica I giudizi (dei) critici rendono indigeribili le opere d’arte. Di questo già mi lamentavo ai tempi del liceo. Mi sentivo come un alpinista che, in procinto di scalare una montagna, veniva zavorrato con goffi vestimenti paludati. Conservo il ricordo molesto di una ponderosa analisi del testo riguardante Il gelsomino notturno di Pascoli. E di una dottissima ma insopportabile dissertazione a proposito di Il posto delle fragole, che mi fece detestare Bergman per almeno un decennio – finché, dimenticate del tutto quelle parole, lo rividi intendendone finalmente il significato.

Certo: possedere una chiave di lettura è indispensabile per la comprensione. Tuttavia esiste il rischio fondato di schiacciare, sotto il carico delle parole, il piacere che scaturisce dalla semplice fruizione dell’opera. E se qualche volta lasciassimo stare simbolismi e metafore, le solite discussioni su “cosa voleva dire l’Autore”, le immancabili interpretazioni psicoanalitiche? E se ci lasciassimo invece trasportare dalle suggestioni sensoriali, dalle emozioni personali?

13 responses to “Una critica alla critica”

  1. Avatar Betta
    Betta

    Hai ragione. L’opera d’arte lascia spazio a molteplici interpretazioni, le sensazioni che si percepiscono sono fondamentali. Razionalizzare imponendo il proprio punto di vista è riduttivo.
    Ciao Pim

  2. Avatar Pim

    … Comunque è soltanto un punto di vista. Per quanto motivato, uno dei possibili.
    Ciao Betta.

  3. Avatar Betta
    Betta

    Esatto
    Ciao

  4. Avatar Giulia

    Sono perfettamente d’accordo con te. Così si rovina il gusto dell’arte, il contatto diretto con chi la produce, la risonanza dentro di noi delle immagini, delle parole, della musica. Ho postato tempo fa un commento di George Steiner che dall’alto della sua posizione diceva le stesse cose. Se vuoi vai a leggerle nella rubrica Citazionei. Ciao e grazie per i tuoi commenti sempre molto graditi

  5. Avatar Pim

    Lo farò volentieri.
    Grazie a te, Giulia.

  6. Avatar tristantzara

    Diffido quasi a pelle delle critiche saccenti, nascondono con leziosi termini l’incapacita’ di descrivere un libro, o un disco. quelle spontanee mi danno maggiore spazio a capire di che cosa trattano.

  7. Avatar irenespagnuolo

    Pim, gli autori dei libri dei quali scrivo recensioni sono felici perchè io non sono un critico letterario ma un lettore…Percepiscono forte la differenza.

  8. Avatar Prishilla

    … anche perchè ho sempre pensato che se l’autore avesse voluto “dire” certe cose, semplicemente le avrebbe “dette”, invece magari voleva farle “sentire”, che è un’altra cosa,no?
    ciao, prish

  9. Avatar Pimpa
    Pimpa

    sai Pim che io adoro le recensioni e i punti di vista dei critici per qunato demenziali possano apparire?
    Ciao, era da un po’ che nn visitavo il tuo bellissimo blog..

  10. Avatar cate

    I critici mi appaiono spesso come artisti mancati che tentano di diventare protagonisti di ciò che ha creato un altro.
    Stroncandolo sovente…
    Cate 😉

  11. Avatar Finazio

    Lo scopo dell’arte, letteraria, musicale o figurativa che sia, è proprio quello di emozionare, far riflettere, travolgere, sorprendere, tutte cose che tendono a spegnersi con interpretazioni critiche che scendono dall’alto di una professione che ormai deve rivedere la propria funzione. A causa di vari autori di antologie e critici letterari mi stavo perdendo quel capolavoro lieve e vibrante di “I Dolori Del Giovane Werther”. Dalla maturità in avanti mi fido più del passaparola che della critica ufficiale.

  12. Avatar Pim

    Cate e Finazio, sono d’accordo con voi. Di critici ne ho visti alcuni, riconoscibili per l’aria di supponenza e lo sbadiglio ricorrente…

  13. Avatar Dionisio1986

    Sulla greve pesantezza di certi critici non c’è nulla da obiettare, anzi ci sarebbe molto da dire a lor dileggio. Ma l’Arte, vista come un semplice trasmettere emozioni, far riflettere, travolgere, è un “topos” romantico entrato così pesantemente a far parte nel nostro modo di pensare che talvolta rischiamo di ricercare solo questo in un’opera. Complimenti per il blog. Anch’io ne ho aperto uno da poco in cui scrivere in senso letterario del termine. O almeno provarci.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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