C_sempre_un_ma_di_troppo

C’è sempre un ma di troppo.
Hai ragione, ma.
Ti voglio bene, ma.
Quel ma sta ad attenuare un’affermazione che dovrebbe essere netta, indiscutibile, rendendola invece palesemente malferma. Come scivolare sul podio per colpa dello champagne. Così, quella che parrebbe una serena rassicurazione si tramuta inaspettatamente in una mezza negazione che sa di fiele.
Allora l’anima si abbatte, si confonde, perde il senso fondamentale della misura, saggia perplessa i limiti dell’indeterminatezza. La maturità della ragione e la consapevolezza del sentimento s’incagliano nelle secche del relativismo. L’indistinto finisce per prevalere sull’istinto, l’incertezza del possibile sulla logica della verità. Il dubbio assale la mente, la disorienta, la offusca, la rende infine schiava.
Tutto per colpa di quella maledetta particella avversativa: gettata lì, quasi per caso, eppure più significativa e determinante che mille corollari.
Ma, appunto.
Ma.
Per ogni cosa c’è un ma. Per l’amore, l’amicizia, la stima, la solidarietà. Che, al contrario, non dovrebbero conoscere ma.
Invece si aggiungono pure i se, formulati sovente con astuzia e malizia, subdoli ricatti affettivi. Ti voglio bene se. Hai ragione se. Se facciamo qualcos’altro, se diventiamo qualcos’altro. E noi, cedendo il passo e la dignità, facciamo e diventiamo qualcos’altro: per debolezza, per stanchezza, per l’insicurezza che ci coglie in queste situazioni. Fino a non riconoscere più il senso delle nostre azioni, influenzate da mille esitazioni e condizionamenti che le stravolgono. Fino a non riconoscere neppure più noi stessi.
E va a finire che, prima o poi, rimpiangiamo tutto: se non avessimo detto, non avessimo fatto. Chissà quali alternative esistenziali staremmo sperimentando. Giuste oppure sbagliate, in ogni caso ci apparterebbero compiutamente poiché rientrerebbero nella sfera del libero arbitrio. Capita, invece, che quei se e quei ma conducano in un vicolo cieco. E nessuno ci aiuti ad uscire dall’impasse in cui ci ritroviamo inopinatamente immobilizzati.
Abbiamo torto, e nessuno ci vuole più bene.
Stavolta senza se e senza ma.

10 responses to “C’è sempre un ma di troppo”

  1. Avatar anecòico

    noooo, Pim! Leggevo riga dopo riga con il terrore di trovare quella frase. Mi sono detto: uao, ce l’ha fatta a non dirla… E invece eccotela spiattellata nell’ultima riga. “Senza se e senza ma” mi fa venire l’orticaria tanto quanto “come dire” e “in qualche modo”.
    Niente di personale. 😉

  2. Avatar kincob

    un mondo senza se e/o ma… Mah!!(prego, notare la sottile differenza) Per quanto snervante, ipotetico, traballante, imperscrutabile o altro, forse (altra particella piuttosto (ab)usata, almeno da me…) il loro uso è quello che ci caratterizza come esseri umani e pensanti. A volte troppo pensanti…

  3. Avatar Pim

    Sì, lo so… Anche a me non piacciono gli slogan, Anecòico, e li rifuggo. In questo caso, a parte ancora il significato (spesso ci si sente amati sotto condizione) volevo però giocare con le parole.

  4. Avatar anecòico

    lo so Pim, e quale giocoliere verbale meglio di te?
    sorrido ancora per il tuo racconto di ieri 🙂
    a presto

  5. Avatar Pim

    Non sono del tutto d’accordo, Kincob. Ascolto pronunciare i se e i ma con rigore puntuale. Nelle relazioni, sul lavoro: costellano le discussioni, aboliscono l’assoluto, ridimensionano ogni cosa, segnano i confini della paura, del sospetto, dei pregiudizi, dell’aridità affettiva.
    Che uso abnorme di condizionali! E quanti dubbi, quanto desiderio di salvarsi, quanto istinto nel preservarsi.
    Preferisco le persone che i se e i ma li scordano in tasca. Vanno ad un appuntamento, ad un colloquio di lavoro, da un amico, da uno sconosciuto, con il cuore sulla manica, come dicono gli inglesi. Liberi come l’aria.

  6. Avatar Amanda

    Sono totalmente daccordo con il commento di PIM delle 16.17 perchè è quanto le mie orecchie desiderano sempre sentire dire da tutti, perchè io sono così e vorrei che lo fossero anche gli altri verso di me.
    Buon inizio giornata :))

  7. Avatar A.MA.LO

    Sono d’accordo con l’ultimo commento di Pim.
    Eppoi, cari amici, non siamo nati tutti professori e tantomeno tutti siamo Roberto Gervaso. Un pochino di tolleranza ci vuole.
    ;-))

  8. Avatar Prishilla

    E poi a volte siamo salvati da un “ma se” come apertura di un volo ipotetico e liberatorio. A volte.
    Ciao! Prish

  9. Avatar Pim

    Ciao Prish. Ti ho linkato, verrò a trovarti.

  10. Avatar kincob

    penso ai se e ai ma come alle curve di una strada o alla gamma di grigi che esistono tra il bianco e il nero… ci si può confondere e perdere, questo è vero. però le sfumature sono necessarie in molti casi. esistono delle eccezioni di sicuro, giusto per rendere il tutto ancora più relativo… ciao

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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