Molti_sono_quelli_che_non_amano_la_ Molti sono quelli che non amano la politica italiana di oggi e io sono uno di loro. Berlusconi ha fatto scuola e si sono diffusi a piene mani leaderismo e politica dello spettacolo. Il leaderismo espropria i cittadini non solo delle decisioni, ma anche (ed è altrettanto importante) dell’elaborazione dei problemi. Con la politica-spettacolo i cittadini possono solo applaudire o stare zitti. I politici non fanno domande sul futuro cui associare i cittadini; essi danno solo, o fingono di dare, risposte sul presente.

(Vittorio Foa, Passaggi)

4 responses to “Molti sono quelli che non amano la politica”

  1. Avatar irenespagnuolo

    Caspita Pim non avevo letto Passaggi di Vittorio Foa e ho scritto ieri nella sostanza le stesse cose…Siamo almeno in due !

  2. Avatar kincob

    più che antipolitica, penso ci sia in giro un rigurgito di antipolitici. è solo una vocale che cambia, ma può fare la differenza…

  3. Avatar Giulia

    Sono d’accordo con Foa, e questo dovrebbe indurci a parteciparedi più e a non lasciarci preneder dallo sconforto e quindi dal qualunquismo o peggio dall’indifferenza. Questo è fare solo il loro gioco

  4. Avatar Pim

    Rispondo a tutti. Questo scollamento – di più, questa frattura – tra politica e società non è nuovo. Io credo che sia sempre esistito, in tutte le epoche e presso ogni popolo. La novità è rappresentata dal modo in cui oggi noi lo percepiamo, derivante dal fatto che abbiamo una maggior consapevolezza del nostro ruolo di cittadini. Siamo meno passivi rispetto anche solo ad una o due generazioni fa. Lo scandalo di Tangentopoli ha rappresentato, secondo me, una svolta epocale in questo senso.
    Occorre però che la semplice protesta si trasformi in un sistema ideologico più organizzato e che sappia tradursi in fatti concreti. È difficile: le iniziative che vengono messe in atto sono disparate e spesso incoerenti (vedi il fenomeno Grillo), ma almeno servono come strumento di pressione nei confronti della classe politica.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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