Mi sono innamorato di te, perché non avevo niente da fare. Una frase che tira una riga sopra al manierismo con cui si dipingono di solito i sentimenti.
È l’amore sconosciuto che nasce in un frullo d’ali, quasi un semplice pretesto per incontrarsi e raccontarsi. Che diventa all’improvviso un’urgenza insopprimibile, un’irrinunciabile necessità.
Fino a farci varcare il limite sicuro delle consuetudini e avventurare fuori di noi stessi.

Mi sono innamorato di te
perché non avevo niente da fare
il giorno volevo qualcuno da incontrare
la notte volevo qualcuno da sognare.

Mi sono innamorato di te
perché non potevo più stare solo
il giorno volevo parlare dei miei sogni
la notte parlare d’amore.

Ed ora che avrei mille cose da fare
io sento i miei sogni svanire
ma non so più pensare
a nient’altro che a te…

Mi sono innamorato di te
e adesso non so neppur io cosa fare
il giorno mi pento di averti incontrato
la notte ti vengo a cercare.

(Luigi Tenco)

8 responses to “Mi sono innamorato di te”

  1. Avatar Giulia

    Bello Pim, hai descritto la genesi di un amore con poche righe , ma in modo ineccepibile e poetico. Ciao Giulia

  2. Avatar francesca

    bellissima…

  3. Avatar cate

    Tenco era un vero poeta…
    Bellissima!
    Un abbraccio
    Cate 😉

  4. Avatar Betta

    Ho sempre pensato che il soggetto in questione peccasse di presunzione anche se poi dopo il ritornello iniziale se la cavava in calcio d’angolo 😀
    Ciao Pim!
    Betta

  5. Avatar anecòico

    questa canzone, che a me piace da morire, è anche il cavallo di battaglia di un simpatico chansonnier di piazza Carlo Alberto 🙂
    anecòico

  6. Avatar stefy
    stefy

    probabilmente quasi tutti gli amori nascono cosi’.
    Bello il post.
    Stefy

  7. Avatar Patricia Soda

    Solo quando varchiamo il confine di noi stessi, amiamo per davvero. Altrimenti, é solo un solitario compiacimento del nulla che diamo all’altro. Grazie per questo post, é molto bello.

  8. Avatar carmine
    carmine

    complimenti….sei speciale..un bacio..carmine…

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Ottobre 2007
L M M G V S D
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Scopri di più da SCRIVERE I RISVOLTI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere