Preferisco lasciare andare le persone anche se so che rischio di perderle.
Preferisco lasciare andare le persone anche se so che rischio di perderle.
condivido la strategia: se si son trovati bene con te torneranno, se no meglio soli che mal accompagnati!
Hai visto la combinazione? stavo inviando un commento sul tuo blog e ne trovo uno tuo sul mio… che telepatia! … sembra che ci sia un’ora di differenza solo perchè io ho il fuso orario turco 🙂
E’ un inno alla libertà e al rispetto degli altri.
Buona giornata, Fino
Vale anche per le parole?
🙂 Prish
Hai ragione. La vicinanza delle persone deve essere spontanea, libera, altrimenti un’amicizia o un amore diventano schiavitù e ogni cosa buona ricevuta può essere rinfacciata da un momento all’altro.
Sonia:
È un bell’esempio di sincronicità, una coincidenza significativa. Funziona persino con fusi orari diversi.
Fino:
La frase funge soprattutto da proposito. Più spesso abbiamo la tentazione, anche inconsapevole, di trattenere le persone che amiamo.
Prish:
In effetti capita che, lasciando andare le parole, rischiamo di perdere le persone. Incontinenza verbale. Non sempre è un male…
Gian Contardo:
Sono d’accordo con te. Alla base di un rapporto, di amicizia come d’amore, dev’esserci una libera scelta. Solo così è è possibile esprimere compiutamente se stessi, senza conflitti.
Caro PIM, io nelle mie relazioni ho sempre lasciato liberi tutti, ma davvero pochi hanno capito il significato delle bellissime parole che anche tu usi, e le hanno interpretate al contrario.
Buon inizio giornata :)))
Già. Tu dici sei libero, e l’altro se la batte…
🙂
Ciao Amanda, buon fine settimana.
altra variante (nel mio caso, la più comune…): tu gli dici che lo ami ma è libero, sperando che lui desideri stare con te sempre; invece lui ti tradisce con altre donne tanto pensa che tu in realtà intendevi un rapporto “aperto”, cioè lui si sente libero andare con altre donne mentre tu lo aspetti a casa!!!!
Pim capita anche che lasciando andare le parole si rischi di perdere le parole stesse (o meglio il loro senso), ma talvolta solo lasciandole andare si creano nuovi linguaggi e significati o anche solo bizzare armonie. Proprio come ipotizzi tu nel commento che hai lasciato da me!
😉 buon weekend
Prish
Più amiamo le persone, più inconsciamente tendiamo ad “imbrigliarle” per paura di perderle.
E’ uno strano meccanismo questo, perché scatena una reazione uguale ed opposta nell’altro: la voglia di scappare.
A volte è solo “un gioco delle parti”, uno fugge perché sa che l’altro lo rincorrerà e a volte è vera e propria voglia di libertà…
La psicologia umana è complicata e il vecchio detto (banale e trito e ritrito) “in amore vince chi fugge” è ahimè sempre valido…
Pensare e agire con equilibrio, riproporziona la coppia, ma che fatica!!!
Un grande abbraccio
Cate 😉
io non ne sono mai stato capace… oddio, mi è successo una sola volta in realtà
la personcina in questione se ne andò ugualmente, e non so ancora se sia stato un bene
anecòico
sono d’accordo Pim, anch’io preferisco lasciar andare o lasciar liberi, sia che si tratti di famiglia, coppia, amici e soprattutto figli
un caro saluto,
Laura
Mi è sempre parso di “perderle” lasciandole andare…con il tempo ho capito che avevo perso il nulla o solo contingenti apparenze…
:))
Irene
Amanda:
Certe cose bisogna metterle bene in chiaro. Un contratto-capestro è l’ideale…
Cate:
Esemplare a questo proposito è la favoletta dei due porcospini che troppo lontani hanno freddo e troppo vicini si pungono.
Anecòico, Irene:
Lasciare la libertà di andare via è spesso un banco di prova per verificare le intenzioni dell’altro. Se decide in questo senso, ebbene ci costerà fatica e dolore accettare la sua decisione, ma sempre meno che trattenerlo.
Sì, Pim, anch’io preferisco lasciarle andare.
Talvolta tornano, talvolta no.
Ma costringerle a restare non renderebbe sereno il rapporto.
Buonanotte.
Zia Elena

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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