La_solitudine_dei_numeri_primi_2 I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell’intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie. In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché non li si scopre. Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.

(Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi)

10 risposte a “La solitudine dei numeri primi”

  1. Avatar Antonio Cracas

    Bellissimo! Anche per chi, come me, detesta la matematica.
    🙂
    Ciao

  2. Avatar irenespagnuolo

    Mi sa che lo leggerò…

  3. Avatar luigi

    Ecco un modo lieve per imparareil concetto di infinito matematico e trarne insegnamenti di vita. Deve essere interessante illibro.
    luigi

  4. Avatar Pim

    È il romanzo d’esordio di un giovane fisico torinese che, secondo me, ha talento anche come scrittore.

  5. Avatar Amanda

    Scusa l’egocentrismo della mia risposta. Ma da quando ho letto l’articolo su questo libro mi sono immedesimata che ora desidero assolutamente leggerlo. Amo moltissimo i numeri, la matematica. Non l’ho mai scritto nel mio blog, ma tutta la mia vita è basata sull’analisi dei numeri che incontro. La mia data di nascita parla da sola… 1.1.1969 :))

  6. Avatar Indaffarato

    Ho paura di essere un numero primo…

  7. Avatar D'IO

    Post mooolto stimolante! E di stimolo in stimolo…come in ogni buona regola non manca l’eccezione! è vero che più vai avanti e più son soli ma c’è anche un “trio inseparabile” tra i numeri primi, appunto “i primi”…1, 2, 3…e, “unico in compagnia sia a destra che a sinistra nonché unico veramente solo”…il 2!!!… appunto l’unico tra gli infiniti numeri primi ad essere pari…ben scortato da due dispari gemelli 😉

  8. Avatar Pim

    Ho avuto un dubbio e sono andato a controllare: 1 non è un numero primo. Però hai ragione sul fatto che l’unico pari è il 2. Ciao, a presto.

  9. Avatar lupogrigio
    lupogrigio

    Da tempo sentivo parlare di questo libro. Ieri finalmente l’ho acquistato, e ho cominciato a leggerlo, scartando l’altro che avevo in corso. Perchè fin dalla prima pagina, mi è parso che avesse una scrittura di classe, semplice, non artefatta o ricercata, ma mai banale. Sto godendomelo parecchio, in questi casi vorrei che il libro non finisse mai, e in altri casi, appena finito, lo rileggo.
    Mi chiedo come possa, una persona di meno di trent’anni, scrivere così.

  10. Avatar Pim

    Ciao Lupo, sono contento di trovarti qui. L’autore è in effetti un giovane fisico che fu allievo di una mia amica. Possiede capacità narrative non indifferenti, sarà interessante verificarle in futuro. A presto.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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