16_marzo_1978

Ricordo che frequentavo la seconda media. Quel giorno la professoressa di matematica ci fece uscire venti minuti prima. L’istituto ospitava una scuola professionale e lei temeva che avrebbero potuto esserci incidenti. Noi ragazzini schiamazzammo verso il portone senza capire.
Ricordo quando, giunto a casa, la mamma disse che avevano rapito Moro. Sapevo appena chi fosse, di quale partito era il presidente. Ma quella stella a cinque punte la vedevo spesso schizzata sui muri della mia città, e ogni volta avvertivo il peso di una minaccia oscura.
Ricordo quell’interminabile Tg1, con Paolo Frajese che mostrava i fori dei proiettili nelle fiancate delle automobili, i bossoli sparsi in terra, il sangue sui sedili. Mentre parlava della scorta falcidiata dai mitra aveva la voce ansimante. Io ero lì che ascoltavo in silenzio, senza sapere cosa pensare.
Ricordo il mio turbamento, che sconfinava in un’inspiegabile paura, come se qualcosa di grave potesse accadere anche alla mia famiglia. Quel giorno sancì, ad un tempo, la fine di un’infanzia serena e il drammatico ingresso nel mondo degli adulti.
Ricordo bene le reazioni politiche, distinte tra coloro che non intendevano trattare e quelli invece disposti ad un accordo. Ricordo che non capivo l’intransigenza del suo partito, come se nessuno volesse salvare una vita umana; e nemmeno dell’opposizione, che speravo appunto si opponesse.
Ricordo che nelle strade la tensione si tagliava col coltello. C’era la polizia ad ogni angolo, le grida dei manifestanti rintronavano nelle orecchie e i cubetti di porfido fischiavano nell’aria satura di gas lacrimogeni.
Ricordo che gli inquirenti ostentavano sicurezza e padronanza della situazione ad ogni trepido giornalista. Ma rimaneva l’impressione che le indagini brancolassero nel buio, tra falsi indizi e depistaggi.
Ricordo gli annunci dei bollettini ciclostilati lasciati nei cestini della spazzatura. Ricordo le cupe parole d’ordine – prigioniero politico, lotta armata, processo del popolo, borghesia imperialista – che sentivo risuonare cariche di un odio fino allora sconosciuto. Ricordo le lettere del rapito inviate al partito che, era chiaro, l’aveva ormai abbandonato. Ricordo le sue foto, sempre con quella stella maligna dietro le spalle, l’espressione rassegnata alla fine.
Ricordo le parole di Paolo VI agli “uomini delle Brigate Rosse”, un capolavoro di disperata diplomazia che dimostrava semmai l’ignavia e il machiavellismo in cui si stava barcamenando la politica. Mi diedero la sensazione di un appello inutile a scongiurare una tragedia incombente. Ricordo il 9 maggio, quando la nonna telefonò alla mamma per dirle che era stato ritrovato il cadavere di Moro. Accesi il televisore, ma non riuscii a sostenere più di tanto la vista delle immagini. Mi rinchiusi in camera, a domandarmi angosciato cosa ne sarebbe stato di me, di noi tutti.
Trent’anni fa.
Sono ricordi in bianco e nero. Come la televisione di allora, come il chiaro e lo scuro di quei giorni in cui alla scuola e alle partite di pallone si erano sovrapposti i fantasmi di un brutto sogno. Come un film nel film. Anzi, dentro il film.
Ciò che più crea disagio è, stranamente, la memoria. La memoria di un passato che resiste ostinata all’incuria del tempo. Paradossalmente più forte di una verità rimasta invece precaria, sospesa tra reticenza e silenzio.
Troppo intollerabile, forse, per essere detta.

13 responses to “16 marzo 1978”

  1. Avatar luigi

    Molto questo tuo ricordo, ben rende l’aatmosfera di una cittàedi un paese. E purtroppo vero che quell’evento terribile nasconde ancora molto.
    luigi

  2. Avatar luigi

    scusami. volevo dire che è bello il tuo ricordo.
    luigi

  3. Avatar Antonio Cracas

    Io ero appena partito per il servizio militare: la strage di via Fani, la bomba sulla linea ferroviaria Firenze-Bologna e l’attacco delle Brigate Rosse ad alcune caserme creò un clima di guerra nelle nostre caserme: facevamo le guardie con il caricatore innestato e le ispezioni da parte degli ufficiali si sprecavano.
    Ciao
    Antonio

  4. Avatar irenespagnuolo

    Devo dirti Pim che ho rivissuto con questo pezzo le mie sensazioni di allora. Siamo diventati “grandi” in quel momento perchè abbiamo avvertito tutta la drammaticità di una situazione e di un periodo che segnò fortemente il Paese.
    Una pagina nera, tremenda. Che spaccò, forse per sempre, il “sogno” di uno sviluppo diverso della nostra società…
    Irene

  5. Avatar Fino

    Sembra strano però quasi tutti noi ci ricordiamo dov’eravamo quel 16 marzo. Ero a Roma e ricordo che lacittà sembrava come a Ferragosto: svuotata, silenziosa.
    Ciao, Fino

  6. Avatar Prishilla

    anche io ne ho un ricordo chiarissimo (e non è in bianco e nero perchè spicca benissimo il fiocco di velluto blu sul grembiulino bianco delle elementari!); ero assolutamente troppo piccola per cogliere la drammaticità di quel momento eppure c’era qualcosa nella voce della maestra e poi dei miei genitori che non poteva non essere compreso, ed è questo che ha reso quel momento uno dei miei primi ricordi compiuti.
    ciao pim, buona giornata
    prish

  7. Avatar Guizzo

    Io ero piccolo, avevo tre anni. Eppure ho qualche vago ricordo. Questo significa che la tensione era veramente altissima. Forse se fossero già esistiti i blog, Moro sarebbe ancora vivo, considerato che, a quanto pare, tutti sapevano dove era tenuto nascosto…

  8. Avatar Sonia

    io avevo solo 3 anni, pero’ ricordo questa storia perchè se ne parlò parecchio anche dopo…

  9. Avatar marshall
    marshall

    Credo che con il rapimento Moro nel nostro Paese si sono spezzati i fili della civile convivenza. Io avevo poco meno di un mese; tuttavia spero vivamente che li dove l’onorevole Moro ora si trova ci sia quella luce che in punto di morte aveva invocato.
    Marco
    http://marcostagliano.blog.lastampa.it/marshall/

  10. Avatar Paola
    Paola

    Io ero già adulta, ma capii in quel momento che la serenità della vita era scomparsa. Avvertii l’ odio di cui mi parlava mia mamma ricordando i tempi della guerra.
    Molto bella ed efficace la descrizione del tuo ricordo.

  11. Avatar Pim

    Grazie a tutti per aver condiviso i vostri ricordi.
    Un abbraccio collettivo.
    Pim

  12. Avatar Mariella
    Mariella

    Quel 16 marzo 1978 ero in ospedale dove avevo partorito mio figlio Walter il giorno 12. La notizia, anche senza televisore in camera, era arrivata in un baleno ed aveva scosso tutti: 5 padri di famiglia morti così atrocemente mentre noi con grande gioia ed amore tenevano in braccio i nostri piccoli.
    Aldo Moro era un grande, verrà ricordato sempre.
    Mariella

  13. Avatar dragor
    dragor

    Io ero a Bujumbura. A quell’epoca non c’era la TV e i giornali arrivavano ogni tanto. La notizia è stata data dalla radio e tutti pensavano che l’Italia fosse caduta in mano alle Brigate Rosse
    dragor (journal intime)

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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