Non_dimentico_mai_niente_4

Non dimentico mai niente di quel che mi accade e quasi niente di quel che leggo. Così, a quel punto, avevo immagazzinato una quantità spaventosa di ricordi. Il mio cervello era come un gigantesco deposito – ci si poteva perdere lì dentro, perdere la percezione del tempo, sbirciando in scatole e casse, vagando immersi nella polvere sino alle ginocchia, senza trovare la via d’uscita per giorni. Poco dopo che mi ero trasferito a vivere con Jerry, talvolta avevo preso a giocare con il passato, forzandolo, facendo qua e là tanti piccoli aggiustamenti per renderlo più simile a una storia vera, e avevo anche cominciato a mescolare i ricordi con i sogni. Fu un errore probabilmente, poiché più ci giocavo più quei ricordi e quei sogni finivano per assomigliarsi. E così, mi risultò sempre più difficile distinguere le cose che ricordavo da quelle che avevo inventato.

(S. Savage, Firmino)

4 responses to “Non dimentico mai niente di quel che mi accade”

  1. Avatar marina

    Com’è il libro? Non so perché non mi attira, mi sento diffidente; ma sono pronta a leggerlo dopo la citazione
    ciao, marina

  2. Avatar gobettiano

    E’ intrigante il gioco dei ricordi “addomesticati”. A me non riesce. Le cose son lì nitide ed immutabili belle o brutte ma comuque come sono avvenute.
    luigi

  3. Avatar Pim

    L’idea del topo di biblioteca (nel senso letterale del termine) che rosicchiando libri impara ad amarli è originale – anche per la metafora che sottende. La storia mescola umorismo e malinconia in parti uguali, è scritta bene, scorrevole, gradevole. Non un capolavoro, neppure un caso letterario come certe recensioni lasciano pensare, ma, se si sta al gioco fiabesco che Savage propone, una buona lettura.
    Ciao Marina, grazie per essere intervenuta.

  4. Avatar Pim

    Caro Luigi, credo che nella vita di molte persone succeda ad un certo punto qualcosa di strano: i ricordi finiscono fuori fuoco, quelli belli e quelli brutti, e perdono il confine con i sogni. Si comincia ad affabulare, mescolando il vero e la fantasia. Le cose non stanno più esattamente lì, vengono rimodellate come fanno i bambini con il pongo. Forse non capita a tutti. A me e a Firmino certamente sì…
    🙂

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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