A_parte_il_cuore_4 La mano rimase incerta nell’aria, cercando un punto dove posarsi. Poi lentamente scese fino a toccare la valigia dove avevano trovato rifugio i ricordi dei giorni. Quel coraggio sino ad allora stretto tra i binari, compagno inevitabile di ogni commiato, si era prosciugato. Forse per questo aveva smesso le parole e sospeso le labbra alle sue.

Una donna che proseguiva senza di lui: era già adesso, e non se ne dava pace.

C’era sempre la probabilità che ogni volta potesse essere l’ultima. Aveva provato a comprendere, ma sul momento non gli riusciva bene. Lui che partiva era l'ostacolo, così lei aveva concluso per sé. Inutile resistere ancora, chiederle spiegazioni, muovere dubbi laddove la decisione era stata già presa.

Ogni cosa infine al proprio posto.

A parte il cuore, naturalmente.

7 responses to “A parte il cuore”

  1. Avatar rosy
    rosy

    … di quante infinite separazioni si compone il dolore del mondo…

  2. Avatar Sara

    Ad alto tasso letterario..il Pim che preferisco.
    Un caro saluto, Sara

  3. Avatar Fino

    “Ma cosa ne sa il cuore?” scrive Giorgio Bassani.
    Buona domenica, Pim
    Fino

  4. Avatar irenespagnuolo

    Se il cuore avesse sempre la facoltà di parola….chissà.

  5. Avatar gobettiano

    Facendo seguito ad Irene: se le labbra lasciassero libero passaggio a ciò che suggerisce il cuore…
    luigi

  6. Avatar pinky06

    Ciao Pim,
    bello! mi ha fatto tornare in mente questo post
    http://pinky06.blog.lastampa.it/il_mio_weblog/2008/04/arrivederci-amo.html#comments
    buona giornata!
    Pinky

  7. Avatar Val Tidone

    Se seguissimo ciò che il cuore ci suggerisce, il mondo non sarebbe forse migliore?

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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