Lo chiamavano Trinità Da bambino, metà anni '70, frequentavo con una certa assiduità un cineforum parrocchiale (Laurel & Hardy, Bud Spencer e Terence Hill, l'immancabile Marcellino). In quarta ginnasio mi iscrissi ad una specie di circolo, ma il primo impatto con Il posto delle fragole fu tremendo. La volta successiva tornai per Uccellacci e uccellini e ci rimasi male perché Totò non faceva ridere. Decisi che per certe cose ero ancora troppo giovane e la piantai lì.

Bud Spencer e Terence Hill, dicevo. “È il Signore che vi manda…”. “Veramente passavamo per caso”. Lo chiamavano Trinità. Roba da Barboni (Enzo naturalmente, E.B. Clucher se preferite). La cinematografia cialtrona dei B-movies rifila una solenne presaxifondelli a Sergio Leone e Sam Peckinpah, stracciandoli pure al botteghino (cosa che – insieme ai fagioli – non andò mai giù al povero Leone: “Non lo capisco, nun me fa ride”). Per non parlare delle musiche di Franco Micalizzi, delle scenografie, con il deserto che è la spiaggia di Castelporziano (litorale romano). E degli sganassoni rifilati a mano aperta.

A distanza di (quasi) quarant’anni funziona ancora. Te lodiamo, Trinità, per l'immensa tua bontà.

 

Lo chiamavano Trinità, di E.B. Clucher, con Bud Spencer, Terence Hill, Farley Granger (Italia, 1970, 117’). Giovedì 23 aprile, Rete4, ore 21,10.

7 risposte a “Lo chiamavano Trinità”

  1. Avatar Antonio Cracas

    Forse perché più grandicello, classe ’58, non ho mai apprezzato molto i film di Bud Spencer e Terence Hill. Devo dire che non mi ha mai fatto impazzire il genere Western, in generale. E poi, li trovavo terribilmente tutti uguali: visto uno visti tutti.
    Devo darti atto però di una cosa. Che a quei tempi si tentava di far ridere con genuinità, senza parolacce, sesso e politica di troppo.
    Ciao

  2. Avatar irenespagnuolo

    Beh Pim…si nota proprio che siamo vicini vicini di anagrafe eh?! E si vede pure che in “maturità” si rispolverano memorie e nostalgie 🙂
    Irene

  3. Avatar Pim

    @ Antonio:
    Vero. Quello di Bud & Terence è un umorismo semplice, goliardico e caciarone: va ricondotto alle gag del cinema muto, se non addirittura alla commedia dell’arte.
    @ Irene:
    Che ci vuoi fare, ogni tanto si scivola nel riflusso… 🙂
    Ciao, grazie.

  4. Avatar steve61
    steve61

    regia essenziale, bella fotografia, dialoghi memorabili, sequenze spassose. Non è un caso che sia diventato un… colt-movie.

  5. Avatar fabio
    fabio

    Il film ha ritmo ed è vispo, la trama è sempre fluida e nn ci sono tempi morti. nn stanca mai a rivederlo.

  6. Avatar doctor
    doctor

    Il film è divertentissimo e non si è capaci di non ridere anche se le scene le si conosce a memoria. si ride per le battute, per il rapporto sgangherato fra i due fratelli, per le improbabili scazzottate sempre senza spargimenti di sangue…insomma, un film da vedere e rivedere!

  7. Avatar elle
    elle

    un film che non conosce età, e nemmeno appartiene al tempo in cui è stato girato. ha creato un genere.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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