Il Venticinque Aprile

Di quel Quarantacinque

La guerra terminava

E un canto si levava…

 

Stavamo schierati su due file. Davanti le bambine, che indossavano il grembiule bianco, noi maschietti dietro, con una maglietta di lana blu. Di fronte, seduti, i nostri genitori, l’aria un po’ emozionata. A pensarci bene, erano trascorsi appena trent’anni. Pochi, quando si parla di storia patria. Soprattutto se la storia patria l’aveva fatta la gente che s’incontrava per strada: Don Corgiatti, la maestra Terreno, Pierìn gamba d’bosch, la signorina Maina.

 

Lassù sulle montagne

La terra è ancora rossa

Dai partigian d’Italia

Abbiam la libertà!

 

Non comprendevo del tutto il contenuto di quel canto. Però pensavo ai racconti di mio nonno, con i tedeschi che l’avevano catturato, i partigiani che combattevano per liberare l’Italia. Come i fanti del Ventiquattro Maggio. Non intendevo altro, se non il sentore della primavera in fiore e la fine della scuola ormai vicina.

6 responses to “Il Venticinque Aprile”

  1. Avatar Patricia

    Questo post è sublime, Pim. 25 aprile: la primavera, la fine della scuola, la speranza e l’attesa per la prospettiva di un futuro prossimo pieno di cose belle. Come il quel 25 aprile 1945.
    Un abbraccio.

  2. Avatar rosy
    rosy

    gamba d’bosch?

  3. Avatar Prishilla

    bellissimo ricordo. c’è come un profumo, dentro!

  4. Avatar Pim

    @ Patricia:
    Grazie, sei sempre gentile. È solo un piccolo episodio appeso alla memoria…
    @ Rosy:
    Significa gamba di legno. In effetti ce l’aveva, come l’omonimo personaggio dei fumetti.
    @ Prishilla:
    Hai ragione, in effetti il brano è nato dal ricordo di un profumo.
    Ciao, buon lunedì.
    Pim

  5. Avatar laura la sorella (non sono parente di Carmen)
    laura la sorella (non sono parente di Carmen)

    Grazie,è sempre bello ricordare i racconti del nonno.

  6. Avatar Pim

    Non so cosa direbbe oggi il nonno.
    Probabilmente: “Però, ho già 109 anni…”.
    Ciao Laura.
    P.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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