“Io però avevo trovato, andando in giro a vendere grano, in una chiesetta che andava a tocchi vicino a Villa del Foro, una statua bellissima, che chissà da dove veniva. Rappresenta un vecchietto curvo, che tiene con le mani sopra la testa una specie di macina da mulino, una pietra da costruzione, forse una grande formaggia, va’ a sapere cosa, e sembra che si pieghi in due perché non ce la fa a tenerla su. Mi sono detto che un’immagine così voleva dire qualcosa, anche se non so proprio cosa voglia dire, ma sai com’è, tu fai una figura e poi quello che vuole dire lo inventano gli altri, tanto va sempre bene”.





(Umberto Eco, Baudolino)




Il lettore ne sa più dell'autore Una volta pubblicato, il testo non appartiene più all’autore bensì al lettore. E ciascuno è libero di trovare il significato che crede, traendo le opportune conseguenze. Il testo è infatti una macchina generatrice di interpretazioni, ovviamente giustificate dal testo stesso. Se penso che Manzoni utilizzi la peste di Milano come metafora dell’invasione degli Ufo prossima ventura, più che un critico sono uno psicotico.


Spesso il lettore ne sa più dell’autore, afferma Eco. In effetti può scoprire effetti di senso di cui costui non è consapevole. Nella mia piccola esperienza di forumista e blogger è successo diverse volte di scoprire nei miei brani significati imprevisti grazie ai commenti lasciati dai lettori. E, sinceramente, mi sono trovato in difficoltà ad ammettere che non ci avevo pensato.


Cosa vuol dire però che non ci avevo pensato? Che non ho il controllo sui miei pensieri? Il dubbio in effetti mi arrovella, ma preferisco risolverlo in maniera elegante. Il testo comincia a vivere di vita propria nel momento in cui qualcuno ne fruisce. A quel punto l’autore non c’entra più nulla. Anzi, citando ancora Eco, dovrebbe morire per non interferire con il cammino ormai autonomo del testo.


Io, che non sono uno scrittore, posso eventualmente limitarmi ad un fastidioso maldipancia. E se un giorno lo diventerò, farò in modo di essere pubblicato postumo.

14 responses to “Il lettore ne sa più dell’autore”

  1. Avatar dragor

    Un’opera d’arte è sempre interattiva e ciascuno la percepisce a suo modo, mettendoci una parte di se stesso. Cosi’ come l’artista percepisce la realtà. La differenza è che l’artista non si limita a percepire ma è capace di riproporre. In entrambi i casi si tratta di percezione creativa. Se il fruitore di un’opera d’arte non fosse capace di percepire in modo creativo, l’arte sarebbe una povera cosa. Fra le sue funzioni più importanti c’è quella di stimolare la percezione.
    Non essere tropppo modesto. Sei uno scrittore e ti vogliamo vivo, cosi’ potremo leggerti in diretta 🙂
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Vero. L’opera deve possedere una struttura aperta alle interpretazioni, altrimenti parla soltanto a se stessa e bòn. Chi ne fruisce può trovarci dentro qualcosa che lo spinga verso nuove esperienze e consapevolezze: quindi, a sua volta, partecipa all’opera in modo creativo, le fa dire altro da ciò che l’autore si proponeva.
    Un concetto molto interessante.
    Ciao, grazie per il contributo.
    P.S.: in effetti anch’io mi preferisco vivo…

  3. Avatar maxgiordani
    maxgiordani

    uhm…

  4. Avatar piras
    piras

    Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Rushdie..
    ;))
    Ciao Pim! Ben trovato in HP!

  5. Avatar dragor

    Pim, ricordo quel mio commento su Wittelbach che ha dato origine alla tua osservazione. Prima di tutto è un bellissimo titolo. Se per esempio ti fossi trovato a Codogno, l’effetto sarebbe stato un po’ diverso. Secondo, era impossibile non pensare che il titolo non avesse un significato simbolico. Se non gliel’hai dato volontariamente, hai comunque rivestito il tuo scritto di un abito che stimola la fantasia.
    drgaor (journal intime)

  6. Avatar Amanda

    Ciao Pim, è proprio così come hai scritto: il testo una volta che lo hai dato ai lettori non è più tuo, ma anche loro. Me ne accorgo con i personaggi dei miei racconti, che ormai hanno assunto vita propria.
    Buona serata 🙂

  7. Avatar Pim

    @ M@x:
    Mumble mumble? 🙂
    @ Piras:
    La storia di Rushdie è in questo senso emblematica. Quando furono pubblicati, “I versetti satanici” passarono inosservati: quasi nessuno (a parte qualche integralista) badò al fatto che, nel libro, Maometto facesse cose ritenute turpi. Solo successivamente finirono tra le mani di Khomeini, il quale li utilizzò come pretesto per rilanciare la rivoluzione. Regalando loro una fama immeritata, perchè non sono poi un granché…

  8. Avatar Pim

    @ Dragor:
    Se ben ricordo, il titolo della e-mail nacque come provvisorio; solo in un secondo tempo mi resi conto che poteva assumere vari significati. Tout se tient, mi dissi. E forse anch’io stavo scrivendo cose da Ludwig all’ultimo stadio…
    @ Amanda:
    Infatti i tuoi personaggi sembrano avere davvero vita propria, e il loro comportamento si presta ad infinite interpretazioni.
    Grazie per i vostri interventi, buona giornata a tutti.

  9. Avatar maxgiordani
    maxgiordani

    “uhm…” significa che sto pensando, sto interpretando il tuo testo che non è piu tuo.
    “uhm…” significa che il tuo testo sta generando in me interpretazioni.
    “Mumble, Mumble” mi ricorda un tappetto, cretino che si fingeva intellettuale parlandomi dei quadri di Schifano… ma questa è tutta un altra storia.
    TLS
    Ciao PIM!

  10. Avatar Pim

    Giusto.
    A proposito di tappetti, anche Topolino fa mumble mumble…
    Ciao M@x.

  11. Avatar Antonio Cracas

    Caro Pim,
    penso che ogni frase, espressione, “scarabocchio” e suono, vengano percepiti ed interpretati a seconda della sensibilità, delle esperienze, del passato, della cultura, oltre alla personale propensione nel voler conoscere ed apprezzare, di chi ascolta, legge, guarda: proprio come il sapore del cibo viene gradito in modo differente da ognuno di noi. E’ ovvio che se il sapore è sgradevole non sarà apprezzato dalla maggioranza, ma ci sarà sicuramente qualcuno che lo troverà comunque appetibile. Insomma, ci sono ottimi cuochi che non rientrano tra l’elite dell’arte culinaria pur essendo grandi chef, e chef che non dovrebbero neanche entrare in cucina perché con essa hanno poco a che fare, ma…
    Ciao, a presto

  12. Avatar irenespagnuolo

    Concordo con Eco. E aggiungerei che sei uno scrittore quando sai “sopportare che il testo non sia più tuo”…
    Insomma ti sarà capitato di scrivere un raccontino in un post, un raccontino dove credevi di aver calato proprio le dieci cose che volevi. Precise, precise…e invece i commenti ti hanno fatto rimbalzare percorsi assolutamente diversi, dieci cose differenti o quelle dieci travisate e manipolate fino all’esaurimento della fantasia….La storia è quella lì, quella che il lettore ha letto, non quella che tu hai scritto 🙂
    Ciao Pim…scrittore!
    Irene

  13. Avatar Pim

    @ Antonio:
    Chi, se non uno scrittore “vero” come te, potrebbe dirlo meglio?
    @ Irene:
    Mi è successo parecchie volte, e in fondo la cosa non mi dispiace. Significa che il lettore si è talmente identificato da non distinguere più i limiti tra il sé e l’altro da sé. Talvolta si possono generare persino curiosi equivoci, ma, come hai detto giustamente, si possono sopportare…
    Grazie, buona giornata.
    Pim

  14. Avatar Antonio Cracas
    Antonio Cracas

    Pim, ti ringrazio – poi detto da te! – ma gli scrittori veri, sono altra cosa. Io sono, forse, “un discreto manovale della penna”.
    😉
    Grazie.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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