Ci si saluta, come dopo ogni incontro. Eppure il sentimento dello scioglimento definitivo dà al saluto il senso di un addio. Ognuno segue la propria strada, il distacco che è nei fatti non è nel cuore.

 

Si fa tardi. Vi vedo, veramente

eguali a me nel vizio di passione,

con i cappotti, le carte, le luci

delle salive, i capelli già fragili,

con le parole e gli ammicchi, eccitati

 

e depressi, sciupati e infranti, rauchi

per la conversazione ininterrotta,

come scendete questa valle grigia,

come la tramortita erba premete

dove la via si perde ormai e la luce.

 

Le voci odo lontane come i fili

del tramontano tra le pietre e i cavi…

Ogni parola che mi giunge è addio.

E allento il passo e voi seguo nel cuore,

uno qua, uno là, per la discesa.

 

(Franco Fortini)

5 responses to “Agli amici”

  1. Avatar irenespagnuolo

    Certe volte nel saluto c’è lo strazio di uno strappo. Perchè si interrompe il tempo comune, perchè senti la fragilità dell’unione forse. O perchè qualcosa di te se ne và con l’amico…
    Irene

  2. Avatar Amanda

    Pim, non fare scherzi, eh! :)))

  3. Avatar Fino

    La poesia di Fortini è piena di grande malinconia.Ogni distacco porta con sé il senso di una fine.
    E’ un addio o un arrivederci?
    Un caro saluto
    Fino

  4. Avatar Pim

    @ Amanda:
    🙂 No, nessuno scherzo… Solo la citazione di una poesia che ho riscoperto da poco e amo molto.
    @ Irene:
    L’amicizia è un sentimento di cui avvertiamo la caducità solo quando si interrompe. E così l’amore. Non siamo mai pronti ad affrontare il vuoto che lasciano.
    @ Fino:
    Una fine intesa anche come perdita di punti di riferimento, personali, generazionali. Aleggia un senso di sconfitta, ma permane il ricordo della solidarietà passata e, forse, la volontà di ritrovarsi.
    Grazie per i vostri interventi.
    Pim

  5. Avatar Amanda

    Oooooooohhh meno male! :))))))

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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