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Syriana

Syriana Esistono film che hanno una priorità dichiarata quanto ambiziosa: vogliono suggerire allo spettatore una visione multiforme della realtà, scardinarne le certezze attraverso la molteplicità delle interpretazioni possibili, costringerlo ad una partecipazione emotiva.
Syriana dell’esordiente Stephen Gaghan è uno di questi. Un thriller fantapolitico dalle molte verità, di personaggi complessi, di apparenze scivolose e irrisolte. Lo spettatore viene progressivamente avvolto nella trama labirintica in cui si collegano e si disgiungono le tre grandi “P”: Politica, Potere, Petrolio. Faticoso riuscire a cogliere tutti i collegamenti dentro queste atmosfere globalizzate che ci circondano e ci condizionano senza esserne consapevoli. Come in un disvelamento progressivo, lo spettatore prende coscienza di non poter capire, di non sapere abbastanza (nonostante viviamo nell’era di Internet), di non doversi contentare di spiegazioni fumettistiche (bin Laden alias Dottor Destino?). Tutto si tiene, e anche il terrorismo dei kamikaze conosce motivazioni concrete oltre il fondamentalismo religioso.
Il film non è tuttavia trascendentale. Manca uno sguardo d’insieme, capace di tirare le somme dai frammenti di trame che scorrono in parallelo. L’approccio agli eventi, che di primo acchito sembrano intricati ma in fondo non lo sono poi così tanto, si presenta sostanzialmente freddo e farraginoso. Lo stesso George Clooney (barbuto e imbolsito per l’occasione) finisce invischiato in questa tela di ragno a maglie lasse, senza riuscire a dare spessore al personaggio.
Restano appena due spunti che inducono a riflettere. Il primo risulta un concetto noto: la politica statunitense è fatta dalle grandi compagnie petrolifere. Il secondo si rivela più interessante: gli Emiri sono rimasti dei capitribù incapaci di sfruttare le grandi ricchezze derivate dal petrolio per modernizzare i propri Paesi.
Il resto è déjà-vu. Compresi i troppi finali, peraltro scontati.

Syriana
di Stephen Gaghan
con George Clooney, Jeffrey Wright, Matt Damon
(Usa, 2006, 135’)
Venerdì 9 ottobre 2009, Rete4, ore 0,20

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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