"Hai ancora le chiavi?".
"Si… penso sempre a quando mi hai detto di non buttarle mai per non lasciare quelle porte chiuse per sempre. Me lo ricordo…".
"Sai, delle volte anche se hai la chiave… la porta non si può… non si apre, comunque".
"E anche se la porta si apre, magari la persona che stai cercando non è là dietro… (Qualche anno fa ho fatto un sogno… che iniziava d'estate e finiva l'anno dopo in primavera. In mezzo, tante notti insonni e tanti giorni felici. Ma la maggior parte di quei giorni passavano dentro questo ristorante. Fino a quando, una sera, ho sentito sbattere la porta e mi sono svegliato.)".
“Adesso devo andare, devo prendere un aereo domattina. Grazie della sigaretta. Sai, non pensavo di trovarti ancora qui".
"Perché sei venuta?".
"Perché avevo bisogno di capire… e di ricordarmi… come mi sentivo allora. Addio Jeremy".
"Addio Katya".
 
(da Un bacio romantico – My Blueberry Nights, di Wong Kar-Wai)

4 responses to ““Perché avevo bisogno di capire… e di ricordarmi…””

  1. Avatar rosy
    rosy

    “non è stato difficile attraversare la strada. tutto dipende da chi ti aspetta dall’altraparte…” sigh!

  2. Avatar Pim

    Sempreché, mentre attraversi, non finisci sotto una macchina…
    🙂

  3. Avatar maria grazia
    maria grazia

    E’ difficile vedere film che sappiano analizzare l’amore nelle sue sfaccettature senza risultare scontati. Wong Kar-wai colma questa lacuna del cinema contemporaneo, col suo stile raffinatissimo.

  4. Avatar zia elena

    Mi piace questo “bisogno” di ricordare e di capire. Aiuta sicuramente a prendere decisioni che, diversamente, saremmo meno determinati a prendere.
    Bonne journée.
    Elena

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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