Un piccolo ristorante sul litorale romano, una sera d’inizio estate, dopo che la pioggia ha rinfrescato l’aria. Sono passate le otto e la sala da pranzo è ancora deserta. Seduti ad un tavolo, abbiamo appena ordinato.<< Sì, credo di aver capito >>.
Un piccolo ristorante sul litorale romano, una sera d’inizio estate, dopo che la pioggia ha rinfrescato l’aria. Sono passate le otto e la sala da pranzo è ancora deserta. Seduti ad un tavolo, abbiamo appena ordinato.ho iniziato anch’io a guardare Chi l’ha visto nei primi anni ‘90. e’ innegabile che sia una trasmissione di servizio, ma ne esco sempre con una sensazione di angoscia che attanaglia, la stessa che ho provato leggendo il tuo racconto. non e’ una fiction, e’ impregnato di “vissuto”.
Ogni anno in Italia scompaiono migliaia di persone di ogni età, risucchiate in un nulla da cui non riemergono. Un dato impressionante, da cui sono partito per raccontare questa storia vera, che, per rispetto delle persone, ho rivestito di elementi tali da non renderla identificabile.
Grazie, ciao.
Pim
Hai reso in modo starordinario questa storia. Davvero un grande dramma.
Un affettuoso saluto
Anche a te, Giulia. Buona domenica.
Pim
Ho sentito molto questo tuo post, specie il finale: quella che hai descritto è una paura che vivo anch’io.
Ciao e buona giornata.
Scrivere significa anche esorcizzare le paure – o almeno provarci…
Ciao Girasole, buona giornata anche a te.
Pim
Ho pensato tante volte alla drammaticità di situazioni così. Ho seguito spesso Chi l’ha visto in passato, mi sembrava giusto forzarmi nonostante fosse angosciante…potevo essere, come tutti, un aiuto, un tassello. Ma davvero ne uscivo a pezzi, sgomenta di fronte a tanto dolore e a tutte quelle domande senza risposta o con una risposta che non si riesce ad accettare, a pronunciare, ad ammettere…
Grande pezzo, Pim
Un abbraccio
Irene
Ricambio l’abbraccio, cara Irene. Bentornata.
Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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