Premetto di non conoscere a fondo la vicenda delle foibe. So che è una questione dolorosa di cui raramente si è discusso in passato, e sulle quali occorrerebbe fare maggior chiarezza dal punto di vista storico. La decontestualizzazione strumentale che torna ogni anno in occasione della giornata del ricordo sa però di cattiva propaganda.Le foibe, dirupi in cui gli italiani vennero gettati nelle grotte carsiche, ci furono perché per vent’anni ci fu un’occupazione fascista dell’Istria accompagnata da una sanguinosa repressione della minoranza slava. Ci fu una guerra alla Jugoslavia e un’occupazione durante la quale il nostro esercito, insieme ai cetnici e agli ustascia, commise delitti atroci sui partigiani e sulla popolazione civile. Le foibe rappresentarono la vendetta dei titini, un regolamento di conti, un esempio crudele di giustizia sommaria ma che riconosce ragioni storiche.
A guerra finita tutta la politica italiana, da Destra a Sinistra, decise di stendere il silenzio sulle efferatezze nostre e quindi su quelle altrui. Non venne istituita alcuna commissione di indagine sul comportamento delle nostre truppe durante l’occupazione e si cercò di far passare l’esodo degli italiani dall’Istria per l’inevitabile prezzo della sconfitta. Furono i fascisti, non altri, a marciare infatti su Lubiana e Spalato.
Riaprire periodicamente quel passato, senza il necessario approfondimento storico, fa sospettare che l’operazione nasca solo per dar fiato all’ennesima manifestazione di revisionismo acritico e assolutorio. Se parliamo di foibe, parliamo allora anche dei campi di concentramento che il regime fascista istituì a Lussimpiccolo…







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