Là dove non sei Un piccolo ristorante sul litorale romano, una sera d’inizio estate, dopo che la pioggia ha rinfrescato l’aria. Sono passate le otto e la sala da pranzo è ancora deserta. Seduti ad un tavolo, abbiamo appena ordinato.
In un angolo del locale, due cameriere discutono a mezza voce sulle immagini che rimanda la televisione accesa. << Te l’ho detto <<, fa l’una: << Io lo conoscevo bene. Sparito nel nulla, neanche una traccia <<. E l’altra: << Ma che gli sarà successo >>. << È questa la cosa più tragica: nessuno ha la minima idea. La polizia ha interrogato parenti, conoscenti, cercato ovunque. Niente >>. << E non è così ricco che si possa pensare l’abbiano sequestrato >>. << Secondo me è fuggito >>. << No, è morto. Ammazzato… o un suicidio… >>. << E perché? >>. << Magari era malato, o forse… >>.
L. assaggia distrattamente gli spaghetti allo scoglio senza riuscire a distogliere l’attenzione dalla conversazione. << Una volta guardavo anch’io Chi l’ha visto >>, commento. << Sarà stata la fine degli anni ’80, i primi dei ’90. Conduceva quella giornalista, non ricordo il nome… >>.
<< Io non ci riuscivo, mi dava l’ansia… >>.
<< Dev’essere un’esperienza tremenda >>, continuo. << Una persona che ti è cara sparisce nel nulla da un momento all’altro, e tu non ne sai più niente. C’è da impazzire… >>.
L. ha abbandonato la forchetta nel piatto ancora pieno. << So che cosa significa >>.
Trattengo il respiro. Quando sento parlare di donne toccate dolorosamente dalle sventure, non riesco a non identificare lei al posto loro. Colgo spesso nelle sue parole qualcosa di sottile, d’inafferrabile, di non pienamente rivelabile. Ed è un pensiero che tormenta.
<< Accadde molti anni fa. Il mio fidanzato scomparve all’improvviso. Era pomeriggio, avevamo un appuntamento e lui non si presentò. Il cellulare muto, a casa nessuno ne sapeva niente. Subito, e per qualche ora, rimasi incredula, incapace di darmi spiegazioni. Semplicemente non mi sembrava vero: sto sognando, ripetevo. Ero come paralizzata. Solo in tarda serata mi riscossi e diedi l’allarme >>.
Si passa il tovagliolo sulle labbra, afferra il bicchiere e beve un piccolo sorso di vino. Riprende. << I carabinieri fecero un sacco di domande: a me, ai suoi genitori, ai fratelli. Persino ai miei. Non riuscivo più a ragionare, ero avvilita, schiantata dal dolore. Piangevo, volevo sbattere la testa contro il muro… Papà mi passava la mano tra i capelli, senza riuscire a confortarmi. Davanti agli occhi avevo soltanto l’immagine del mio fidanzato, il corpo martoriato… >>.
<< E poi? >>.
<< In quello strazio, le ricerche proseguirono fino alla sera seguente. Fino a quando lui ricomparve. Lo vedo ancora mentre apre la porta di casa. Sembrava un fantasma: pallido, rigido, lo sguardo sperduto. Non mi abbracciò neppure. Farfugliò qualcosa, poi tacque. Non so che cosa raccontò, ai suoi, ai carabinieri. Forse lo lasciarono stare >>.
<< Che cosa era successo? >>.
<< Non glielo chiesi mai. Preferii dimenticare e fare in modo che dimenticasse anche lui. Attraversava un periodo difficile, non riusciva a proseguire negli studi. Con i genitori non si confidava, forse mentiva; a me lasciava intendere qualcosa, non molto >>.
Sporgo il braccio nella sua direzione, e lei appoggia il viso sul palmo della mia mano.
<< Sì, credo di aver capito >>.
Quella notte L. stenta ad addormentarsi e si sveglia in più riprese. Rimango lungamente anch’io ad occhi aperti. Immagino che, un giorno, mi accada di perderla in quello stesso modo. Di non saperne più nulla, non poter fare altro che supporre il suo destino, senza rinunciare all’attesa disperata di un ritorno. Sarei condannato a vivere in preda ad un orrore innominabile.

(Ispirato ad una storia vera)

8 risposte a “Là dove non sei”

  1. Avatar rosy
    rosy

    ho iniziato anch’io a guardare Chi l’ha visto nei primi anni ‘90. e’ innegabile che sia una trasmissione di servizio, ma ne esco sempre con una sensazione di angoscia che attanaglia, la stessa che ho provato leggendo il tuo racconto. non e’ una fiction, e’ impregnato di “vissuto”.

  2. Avatar Pim

    Ogni anno in Italia scompaiono migliaia di persone di ogni età, risucchiate in un nulla da cui non riemergono. Un dato impressionante, da cui sono partito per raccontare questa storia vera, che, per rispetto delle persone, ho rivestito di elementi tali da non renderla identificabile.
    Grazie, ciao.
    Pim

  3. Avatar giulia

    Hai reso in modo starordinario questa storia. Davvero un grande dramma.
    Un affettuoso saluto

  4. Avatar Pim

    Anche a te, Giulia. Buona domenica.
    Pim

  5. Avatar girasole

    Ho sentito molto questo tuo post, specie il finale: quella che hai descritto è una paura che vivo anch’io.
    Ciao e buona giornata.

  6. Avatar Pim

    Scrivere significa anche esorcizzare le paure – o almeno provarci…
    Ciao Girasole, buona giornata anche a te.
    Pim

  7. Avatar irene spagnuolo

    Ho pensato tante volte alla drammaticità di situazioni così. Ho seguito spesso Chi l’ha visto in passato, mi sembrava giusto forzarmi nonostante fosse angosciante…potevo essere, come tutti, un aiuto, un tassello. Ma davvero ne uscivo a pezzi, sgomenta di fronte a tanto dolore e a tutte quelle domande senza risposta o con una risposta che non si riesce ad accettare, a pronunciare, ad ammettere…
    Grande pezzo, Pim
    Un abbraccio
    Irene

  8. Avatar Pim

    Ricambio l’abbraccio, cara Irene. Bentornata.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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