
Alle sue argomentazioni non replicò e lasciò che il silenzio cadesse d’inciampo. (Conosceva a fondo la tattica: avrebbe discusso ancora, sino allo sfinimento delle forze, oltre ogni capacità di sopportazione, e a lui era venuto il desiderio chiudere gli occhi, su ogni cosa.) Trasse da qualche parte un sospiro e scagliò un va bene – o qualcosa del tipo. Aveva deciso che non gliene importava più niente. Fai quel che ti pare ma senza di me, gli sarebbe piaciuto aggiungere. Preferì evitare la provocazione e restò lì piantato come un ciclista in salita. Poteva andarsene, oppure rimanere, oppure, insomma, fare ciò che le pareva. Tanto lui aveva intagliato il giudizio nell’arenaria, ormai insensibile a qualunque rovescio di lacrime o sputi.
Considerò soltanto che non c’è niente di peggio che dubitare della persona amata. Quando le parole un tempo adorate diventano una lastra di vetro sottile, scivolosa. E la diffidenza una lama appuntita che vi s’infila di punta e s’insinua lentamente, vincendo le linee di forza, incrinando a poco a poco la superficie sotto i piedi fino a spezzarla.
Avrebbe dovuto verificare daccapo ogni informazione. Inferenze, inferenze, ancora inferenze… Basta, si era stufato di lanciare i dadi.
Un lampo gli attraversò la nuca. Le donne che più aveva amato erano anche quelle che lo avevano tradito.
Crollò esausto sulla poltrona e si fece baciare.
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