Oh mi povra dona E poi si finisce per essere accusati di passatismo. Ma la colpa non è tutta nostra. C’entra poco il rincoglionimento senile, il fatto che dopo i quaranta tutto si colora di ricordi. Ditemi voi: come si fa a non provare nostalgia per la Juventus di Trapattoni di fronte al gioco sconsolante messo in mostra dalla squadra di Delneri? E gli atteggiamenti farseschi del nostro premier non fanno, almeno per un attimo, rimpiangere i discorsi compassati dei politici di qualche decade fa? Insomma, passatisti non si nasce: si diventa, un po’ alla volta, quasi senza accorgersene. Quando ci rendiamo conto, è ormai troppo tardi, il destino è segnato. Ci si ritrova vecchietti con le bretelle a brontolare sulle panchine dei giardinetti: ai mei temp, tajau l’aria con le ciape del cul…

Quei tempi erano i tempi della Torino anni ’70, virata nei toni seppiolini della Polaroid di papà. Una città da un milione di abitanti che era una grande fabbrica a cielo aperto, con le ciminiere e i ballatoi. Che era anche la città degli intellettuali che flirtavano con la lotta armata e dell’aristocrazia salottiera che snocciolava i suoi vizi nel più dorato torpore. La donna della domenica raccontava precisamente quella Torino: Fruttero e Lucentini avevano saputo cogliere con spassosa sagacia lo Zeitgeist di un’epoca destinata peraltro a finire di lì a poco. La fedele trasposizione cinematografica di Comencini l’aveva fissata in immagini con esito felicissimo. Marcello Mastroianni, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Lina Volonghi, Pino Caruso, davano l'acqua della vita ai personaggi restituendo intatti l'intrigo giallo e lo spirito etico del romanzo.

Quando si propone un modello del genere e si sente la necessità di misurarsi con esso, le strade possibili sono due: aderire al profilo già tracciato oppure creare qualcosa di completamente nuovo. Quello del libero adattamento è solo un escamotage da capra e cavoli, per giustificare le ruminazioni fuori dai fogli di qualche sceneggiatore che si crede intelligente o in completo disarmo psichico. La riduzione televisiva della Donna della Domenica, andata in onda nelle sere scorse, appare in molte sequenze un ricalco da Comencini: al posto di Lina Volonghi o Jean-Louis Trintignant hai Laura Curino e Roberto Zibetti (si parva licet), ma mosse e battute appaiono identiche. Altre scene, invece, sono appesantite da interpolazioni posticce di stoffa grossolana, che culminano in un finale da querela.  A fa' an po' sgiaj… Vero che Giampaolo Morelli si smarca dal fantasma di Mastroianni proponendo un commissario Santamaria diverso eppure abbastanza credibile ("Marcello è il cinema italiano, io sono un povero cazzone", ha detto recentemente con rara umiltà). Ma quella sciacquetta di Andrea Osvàrt nei panni di Anna Carla Dosio rende improponibile il paragone con la bellezza cristallina di Jacqueline Bisset. E poi. Pazienza se l’uso del grandangolo e delle inquadrature strette maschera in modo goffo una Torino fatalmente diversa. Pazienza se le vetture dell’epoca sono lucide di pacca e le capigliature fintissime. Se però la messinscena tirata via dissipa le sofisticate volute della trama letteraria e la fotografia glamour acceca la cortina grigio fumé che si stendeva su quelle pagine, allora è la storia stessa a perdere i connotati. Oh mi pôvra dôna…

8 responses to “Oh mi pôvra dôna…”

  1. Avatar agnès
    agnès

    Passatisti si diventa.. forse è vero… anche prima dei 40, quando si può vantare un passato degno di memoria. Un po’ sono convinta, però, che chi ricorderà il periodo odierno sarà meno passatista di noi…. E’ un augurio – una speranza. Non portà andare peggio di così, mi auguro….

  2. Avatar giulia

    Concordo con Agnès… Non è questiione di presente o passato, ma di quale presente o di quale passato. Certo che se penso al nazismo non sono passatista, ma come lo sei tu, lo sono anche io.
    Un caro saluto

  3. Avatar Pim

    Cara Agnès, quand’ero bambino guardavo con un sorrisetto ironico gli adulti che favoleggiavano i tempi della loro gioventù. Adesso che mi ritrovo dall’altra parte della barricata provo ad argomentare qualche ragione – sempre con lo stesso sorrisetto ironico, comunque 🙂
    Forse i ragazzini di oggi non avranno molti motivi per raccontare con toni commossi gli anni 0 (non si sa neppure come chiamarli, e questo la dice lunga). Oppure riusciranno a trovarne ugualmente: d’altra parte l’infanzia e l’adolescenza sono l’età dell’oro, in qualunque epoca e contesto si situino. Me l’auguro per loro. E anche un po’ per noi…
    Un abbraccio forte.
    Pim

  4. Avatar Pim

    Ciao Giulia, è vero ciò che dici. Abbiamo tuttavia una memoria selettiva, e questa caratteristica costituisce una fortuna: tendiamo a dimenticare i fatti negativi e a isolare dal contesto quelli positivi. Anche la Juventus di Trapattoni si beccò figuracce da paura, ma i tifosi le hanno rimosse. Ciò non toglie che questo periodo storico sia davvero piuttosto infausto rispetto ad altri. C’è da augurarsi che sia una fase di transizione verso qualcosa di meglio che ancora non percepiamo.
    Un caro saluto.
    Pim

  5. Avatar rosy
    rosy

    la fiction è proprio malriuscita, c’è tutta una costruzione nella prima parte che la seconda vanifica completamente. come dici tu, non ho capito il senso di aggiungere elementi posticci quando la trama del romanzo era di per sè bella solida.

  6. Avatar Pim

    Concordo: costruzione lenta, risoluzione troppo rapida. Attribuire poi alla Dosio-Osvàrt lo scioglimento del caso è una forzatura persino ridicola.

  7. Avatar Prishilla

    Lo descrivi perfettamente, questo “escamotage da capra e cavoli” che vedo utilizzato sempre più spesso e sempre più spudoratamente. Forse perchè sono meno disposta a farmi incantare (e questo è certo segno di vecchiaia…) o forse perchè mi irrita il codardo bisogno di arrampicarsi sulle spalle dei maestri, io comunque, nelle sere scorse, ho cambiato canale!
    un saluto, prish

  8. Avatar Pim

    Invece io mi sono lasciato irretire dalla curiosità di vedere come sarebbe stato trattato (male) un libro che amo molto, perché immaginavo lo scempio: questi non sono più i tempi delle grandi riduzioni televisive di stampo (e qualità) teatrale. Così mi sono sorbito entrambe le puntate sino alla fine, brontolando ogni tanto ad alta voce come fanno i vecchietti… e mettendo insieme mentalmente ciò che avrei scritto nel blog!
    Ciao Prish
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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