Tout se tient Fuori dalla libreria – o è una biblioteca? – mi attende Umberto Eco. Indossa una camicia celestina a quadretti, un cappello a larghe tese, e strizza gli occhi tra l’affabile e l’ironico. Non è solo. Con sé, le due giovani figlie che mi presenta. << Emanuela… e lei Lucia >>. Emanuela è alta, sotto il vestito nero estivo un fisico tonico, seno pieno, gambe tornite. Lucia è più minuta, capelli biondi, taglio carré, occhi azzurri; mi tende la mano, dita affusolate, la sua è una stretta lieve ma intensa. Certo, Lucia – penso. (Perché?)

Entriamo. Dagli scaffali stile Ikea trabocca una quantità di libri. Ce ne sono tantissimi anche accatastati in terra, dalle copertine multicolori, parecchi aperti, pieni d’illustrazioni e fotografie. Bisogna stare attenti a non camminarci sopra. Chiedo a Eco se sta lavorando a qualche nuovo progetto dopo Il nome della rosa. << No, no >>, fa lui distrattamente mentre sfoglia un gigantesco volume medioevale poggiato su uno scrittoio. Eh no, infatti: prima che pubblichi Il pendolo di Foucault passeranno otto anni. Otto anni? Ma allora, allora siamo nel 1980… e io sono solo un ragazzino. Quarto ginnasio, se i conti sono giusti, sì.

Mentre sono immerso in queste considerazioni, si avvicina Emanuela che mi afferra la mano e sovrappone il braccio disteso sul mio. Il contatto con la pelle nuda è eccitante. Ci aggiriamo per la libreria-biblioteca discorrendo di letteratura: ha una voce da contralto e dice cose interessantissime. A dire il vero mi piace di più Lucia (perché?), la quale invece cammina discosta e interviene raramente; Emanuela mi ha però letteralmente catturato e non ha alcuna intenzione di lasciarmi.

Dopo un po’ usciamo all’aperto. Mi guardo intorno. Chiedo a Eco dove si trovi Lucia. << Credo sia tornata ad Alessandria >>, dice. << Alessandria? Uh… Proprio ieri sono stato male e non ho potuto andarci >>. << Alessandria in Piemonte >>, precisa lui con tono didascalico e vagamente scocciato, << non la città egiziana >>. Mi do una gran manata sulla fronte: ho ricostruito la catena di associazioni. Alessandria in Egitto – Alessandria in Piemonte – Umberto Eco – papà di Lucia (che ha la sua stessa età) e infine Lucia. Tout se tient. Resta apparentemente fuori dalla sequenza Emanuela, la quale però assomiglia moltissimo a una compagna di classe del liceo e ciò spiega il 1980.

Probabilmente sto ostentando un’espressione soddisfatta, perché Eco mi fissa con la faccia da stregatto: << Non potresti sognare le donnine nude come fan tutti? >>.

(#2 Dream. Marsa Matruh, 27 luglio 2011)

8 responses to “Tout se tient”

  1. Avatar rosy
    rosy

    e con edipo come la mettiamo?

  2. Avatar Pim

    E’ un problema che riguarda le figlie (nel sogno) di Eco, direi. Però, adesso che ci penso, forse avrei dovuto chiedergli l’autografo… 🙂

  3. Avatar prishilla

    con la faccia da stregatto?? bellissimo……
    Prish
    p.s. molto elegante questa ‘veste’ di scrivere i risvolti, complimenti!

  4. Avatar Pim

    Grazie Prish. Ho accolto una richiesta della mia mamma, la quale continuava a ripetere che non solo ho una calligrafia illeggibile, ma pure nel blog scrivevo con caratteri troppo piccoli.
    Buon lunedì, a presto.
    Pim

  5. Avatar giacinta

    :-))
    Buona giornata!

  6. Avatar Pim

    Buona giornata anche a te! 🙂

  7. Avatar dragor
    dragor

    L’aria del deserto dev’essere favorevole aui sogni. Credo che Freud avrebbe fatto lo stesso commento di Eco 🙂
    Ciao Pim, a presto
    dragor (journal intime)

  8. Avatar Pim

    Credo che abbia influito soprattutto ciò che mangiavo… urgh!
    Ciao Dragor, a presto.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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