<< Ho fatto un sogno orribile… >>. L’uomo cerca una posizione migliore sul lettino, poi riprende: << la punta del naso mi si era staccata… forse per una malattia… sì, una malattia. La tenevo in mano, cercavo di fissarla al suo posto ma non ci riuscivo, veniva sempre via. Mi guardavo allo specchio. Facevo ribrezzo >>.

Sospiro. << Ieri sera non è riuscito a far l’amore con sua moglie, vero? >>.

<< S… sì. Ma come… >>.

<< Angoscia di castrazione >>. Scandisco le parole. << La solita angoscia di castrazione >>.

Mi alzo di scatto dalla poltrona, percorro lo studio in tre falcate, spalanco la porta che dà sulla sala d’aspetto. Una decina di persone sussulta simultaneamente. << C’è ancora qualcuno qui dentro che ha angosce di castrazione? >>. Qualche mano si alza. << E allora fuori dalle palle! >>.

(#3 Dream, 21 agosto 2011)

6 responses to “Angoscia di castrazione”

  1. Avatar rosy
    rosy

    ma i sogni te li annoti appena fatti? quasta cosa mi interessa

  2. Avatar Pim

    Alcuni sogni particolarmente intensi li concludo in quella no man’s land tra sogno e risveglio (questo ad esempio). Poi li annoto il più rapidamente possibile, altrimenti tendo a dimenticarli oppure a ricamarci su.
    Ecco, il segreto è tutto qui. 🙂

  3. Avatar giacinta

    Sogna più spesso. ( bellissimo il naso che cade ):-))

  4. Avatar Pim

    Ciao Giacinta. Proprio ieri leggevo di Tycho Brahe, astronomo danese vissuto nel XVI secolo, il quale perse parte del naso in un duello.
    Quando si dicono i sogni…

  5. Avatar Alex
    Alex

    Angoscia di castrazione oppure addattamento televiso di un romanzo di Nicola Gogol andato in onda l’altra settimana….funziona anche con il calcio…goal, gogol, naso…in questo caso, si suppone che i tifosi siano ugualmente appassionati di letteratura russa. Meno convincente, devo dire.

  6. Avatar Pim

    Tout se tient, appunto… 🙂
    Ciao Alex, grazie.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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