Fog in London"London… Implacable November weather… Fog everywhere. Fog up the river, where it flows among green aits and meadows; fog down the river where it rolls defiled among the tiers of shipping, and the waterside pollutions of a great (and dirty) city…".

(Charles Dickens, da Bleak House. Fotografia scattata il 10/3/2010)

6 risposte a “Fog in London”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Per la nebbia non c’è niente da fare, ma oggi a Londra c’è molto meno smog che nel resto delle capitali europee a parte quelle scandinave. Merito di un’avveduta politica ecologica che ha mandato a spasso l’inquinamernto dickensiano
    Ciao Pim, buon lunedi’
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    In quanto a nebbia Londra è messa maluccio, ho visto alcune fotografie recenti; in compenso non è più inquinata di una città italiana – e scommetto che di polveri sottili lì neppure si parla. Non sono più i tempi di Dickens, almeno da questo punto di vista…
    Ciao Dragor, buon lunedì anche a te.
    Pim

  3. Avatar rosy
    rosy

    dickens…. ormai nessuno più lo legge…. ed è un vero peccato.

  4. Avatar Pim

    I suoi romanzi sociali (Oliver Twist, David Copperfield) mi tennero compagnia quand’ero bambino, sebbene le vicende raccontate non fossero proprio adatte a quell’età. Hai ragione, è un peccato che sia un autore finito (quasi) nel dimenticatoio: nessuno ha più saputo raccontare la Londra tetra di quel periodo e i personaggi inquietanti che la percorrevano.
    Ciao.
    Pim

  5. Avatar giacinta

    Ho ripreso Dickens qualche anno fa ed ho letto e proposto ai miei alunni “Tempi difficili” ed i suo plumbei, sporchi cieli.
    p.s.
    a proposito di gravità, che bella l’immagine del piombo sulle ali del post sugli aerei Pink Floyd.:-)

  6. Avatar Pim

    I tempi sono rimasti difficili e la critica sociale di Dickens resta attuale.
    L’immagine mi è venuta così, per caso, forse pensando alla centrale elettrica di Battersea.
    Ciao Giacinta, grazie.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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