La figura del cioccolataioTempo fa usai con un amico romano l’espressione fare la figura del cioccolataio, e lui mi chiese spiritosamente se, per caso, Willy Wonka fosse il nuovo direttore del Torino Film Festival. Risposi che in dialetto significa adottare un comportamento inadeguato, fuori luogo, e gliene spiegai l’origine. Carlo Felice (1820, giù di lì) aveva emanato una legge che vietava ai ciculaté torinesi, i quali si erano notevolmente arricchiti con la loro attività, di usare la carrozza trainata da quattro cavalli anziché il più borghese tiro a due. Motivo? Anche il re-di-Sardegna-Cipro-e-Gerusalemme usciva con la quadriglia e non gli garbava l’idea d’essere scambiato per uno di loro.

In effetti, con questa crisi, i politici che girano sulle auto blu fanno proprio la figura dei cioccolatai.

5 responses to “La figura del cioccolataio”

  1. Avatar marco
    marco

    sono tempi duri, figliolo

  2. Avatar Pim

    Pare che in Italia circolino 72.000 auto blu… diconsi 72000.
    Quanti cavalli fanno?

  3. Avatar dragor
    dragor

    Ma i cioccolatai nizzardi non gli hanno obbedito e tutti li hanno presi per Carlo Felice!
    dragor (journal intime)

  4. Avatar Alex
    Alex

    In francese, abbiamo l’espressione : être chocolat (essere cioccolato) l’espressione significa : farsi turlupinare. Da un lato, ci sono i politici che fanno la figura dei cioccolatai, dall’altro, ci sono gli italiani che si mettono facilmente nel sacco. Con le auto blu, siete “chocolat” cari amici.
    Alex

  5. Avatar Pim

    @ Dragor:
    Mentre scrivevo il post, mi chiedevo per l’appunto se a Nizza si produce del buon cioccolato. E mi è presa la nostalgia per una località che amo molto ma che non frequento da un po’. Chissà…
    @ Alex:
    E anche con il governo Monti, direi! 🙂
    Grazie, buona giornata.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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