Breakfast in AmericaBreakfast in America dei Supertramp fu il regalo per i miei quindici anni. Non appena lo misi sul piatto, rimasi subito catturato dalla raffinatezza delle melodie che si susseguivano come un fiume in piena. Pop, sì, ma straordinariamente ispirato. E arricchito da rifiniture jazzistiche che in molti passaggi rivelavano, dietro la brillantezza sonora, un’intensità drammatica insolitamente lontana dagli stereotipi del genere.

Tante le canzoni memorabili: Goodbye Stranger, Breakfast in America, Take the long way home. The logical song resta però la mia preferita, arrangiata con un equilibrio e una perfezione da mettere i brividi: la voce distesa in falsetto di Roger Hodgson, l’inconfondibile piano Wurlitzer, il ritmo incalzante della batteria, l’assolo singhiozzante di sax che punteggia il disincanto descritto nel testo. Quel simple man ero io. E lo stupore confuso che allora provavo di fronte alla complessità del mondo non mi ha abbandonato.

6 responses to ““When I was young, it seemed that life…””

  1. Avatar rosy
    rosy

    i supertramp e bob marley, la musica che sentivo più spesso in quel periodo lì. che anche se non lo diciamo sappiamo bene qual’è, vero pim?

  2. Avatar Pim

    Supertramp e Marley stavano a braccetto nella hit parade, infatti. Era il 19… o santi numi…

  3. Avatar prishilla

    Pim tienilo stretto quello stupore confuso (e se la musica aiuta, benvenga): che non venga ghermito dallo stanco cinismo che la complessità del mondo ha sguinzagliato fra gli Uomini!
    😉
    Buon we
    Prish

  4. Avatar Pim

    Serbo nel cuore le tue parole, Prish.
    Grazie. 🙂
    Un abbraccio.
    Pim

  5. Avatar giacinta

    “lo stupore confuso che allora provavo di fronte alla complessità del mondo”… un po’ come quello di “Goodbye Stranger”
    Like a king without a castle
    Like a queen without a throne
    I’m an early morning lover
    And I must be moving on
    🙂

  6. Avatar Pim

    But I have to have things my own way
    To keep me in my youth.

    La pensavo una canzone dai contenuti adolescenziali, ho dovuto crescere per ricredermi.
    Buona domenica, Giacinta.
    🙂
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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