La prima legge di PimAnche sui campi di calcio correvano i primi anni ’80. Partito Franco Causio, il Trap alternava sulla fascia destra Marocchino e Fanna, entrambi con scarso successo. Dopo una partita giocata non bene dalla Juventus, credo un pareggio, uscendo dal Comunale presi di mira Fanna: << Si intestardisce con quei dribbling come un caprone >>, sbottai rivolto al mio amico Mauro. << Uno, due, tre… poi finisce sempre per perdere palla. Dovrebbero darlo via, è un brocco… >>. Dietro di me si levò una voce – pesante cadenza lombardoveneta: << Uè, bocia, varda che mio nipote è l’unico lì che ciapa la bala >>. Mi girai, e vidi uno col grugno da scaricatore e il pugno levato come fosse un mazzuolo. Considerando opportuno non replicare, mi defilai tra la folla. Ci saranno stati trentamila tifosi quel giorno, proprio nello zio di Fanna dovevo imbattermi?

Da allora mi sono capitate situazioni analoghe. Perciò, a parte imparare a calibrare i giudizi quando mi trovo in un luogo pubblico, ho coniato quella che potrei definire la prima legge di Pim: ogni volta che parli male di qualcuno, ce l’hai alle spalle.

8 responses to “La prima legge di Pim”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Prima legge di Dragor: a parlare male, s’indovina sempre 🙂
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Qualche volta è meglio non dirlo ad alta voce. 🙂
    Ciao Dragor.
    Pim

  3. Avatar Prishilla

    bellissima scenetta!
    Prish
    p.s. a me dicono sempre: nel dubbio, taci.

  4. Avatar Pim

    Il bel tacer non fu mai detto
    Ciao Prish.
    Pim

  5. Avatar Alex
    Alex

    Già le partite taroccate 🙂
    Alex

  6. Avatar Pim

    … Che peraltro sono sempre esistite, Alex. Nel 1980 lo scandalo Trinca-Cruciani portò alla retrocessione di Milan e Lazio, con la squalifica di molti calciatori tra i quali Paolo Rossi…

  7. Avatar PuntoG
    PuntoG

    Io riesco anche a scrivere troppo, pensa tu!!!
    ciao Pim
    PuntoG

  8. Avatar Pim

    :-)))
    Ciao G, buon fine settimana.
    P.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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