Così tanto<< L’amore dura cinque anni e il matrimonio dodici >>. Il professor B. squadrò l’uditorio, eravamo un gruppo piuttosto sparuto quindi non fu difficile per lui individuarmi. Soprattutto per via della fede nuziale. << Uh, guardate che faccia triste >>, alluse con tono fintone. A dire il vero non pensavo di avere una faccia triste: più che altro perplessa per tutto quel teatro che B. era solito fare, questo sì. In ogni caso arrossii, cosa che immancabilmente succede quando vengo messo in mezzo mio malgrado. << Da quanto tempo è sposato, lei? >>, insistette. Ma che cazzo… << Da quasi dieci anni >>, bofonchiai. Lui ghignò rapace: << Si faccia coraggio, ancora un paio >>. Ricambiai con una smorfia: << Così tanti? >>.

13 responses to “Così tanti?”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Io sono sposato da 19 anni più 3 di convivenza e amo mia moglie come il primo giorno
    Ciao Pim, buon lunedi’
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Eh, ma te non sei mica normale, caro Dragor… 🙂
    Buon lunedì.
    Pim

  3. Avatar Alex

    Quasi un duello di film western….a parte che il cattivo professor B è stato freddato da una battuta di spirito.
    Alex

  4. Avatar Pim

    Un duello a dire il vero chiuso in pareggio, il colpo di grazia è arrivato – a freddo – con questo post. Della serie: ne uccide più la penna che la spada… eheh…
    Ciao Alex, grazie.
    Pim

  5. Avatar rosy
    rosy

    ma l’amore non dura tre anni (come recita il titolo del film)?

  6. Avatar Prishilla

    Ma il conteggio dei dodici inizia allo scadere dei cinque?? 😉
    Prish
    p.s. confermo: Dragor non fa media.

  7. Avatar Pim

    @ Rosy:
    Tre, cinque… in ogni caso anche l’amore ha una data di scadenza. Come il tonno.
    @ Prish:
    Non ci avevo pensato… forse si possono detrarre i cinque dai dodici, oppure chiedere un condono della pena… 🙂

  8. Avatar douceamère
    douceamère

    Non mi piace essere un tonno, nemmeno se a pinne gialle. Ecco.

  9. Avatar Pim

    Nemmeno a me, Douceamère. Bisognerebbe trasformare la data di scadenza in un tagliando periodico, ma non è facile…
    P.

  10. Avatar PuntoG

    A continuare a dircelo, che dura poco, finiamo per smettere di credere che possa non finire mai. E forse, anche, ad annaffiarlo nel giusto modo.
    Esco dal coro. Voglio credere che Dragon sia la normalità.
    Magari funziona come per le fate, che se dici “non ci credo” una muore (tanto per citare Peter Pan!)
    Buongiorno Pim

  11. Avatar douceamère
    douceamère

    mi piacerebbe aver mantenuto il pensiero magico, proprio dell’infanzia, quello che “rende reale” quello che viene semplicemente detto ma, ancor più, mi piacerebbe che questo pensiero magico fosse realmente attuabile. Non credo che Dragon sia la normalità: credo, piuttosto, che le situazioni come la sua siano il frutto di una complicata unione di fatti che contemplano certamente l’impegno quotidiano di entrambi nel mantenere vivo un rapporto ma che, comunque, presentano una fortunata quanto rara affinità di fondo che rende questo impegno una piacevole attività che trae energia vitale dalla sua stessa natura positiva e gratificante per entrambi.

  12. Avatar Pim

    Sull’argomento si “scontrano” i pessimisti della ragione e gli ottimisti della volontà, cara G. Personalmente oscillo tra le due posizioni (dipende dall’andamento degli eventi); mi sembra tu sia schierata a favore dei secondi, e ciò ti fa onore.
    Buona serata, ciao.
    P.

  13. Avatar Pim

    Sono d’accordo con te, Douceamère. In parole povere, nella vita ci vuole fortuna, anche nel fare gli incontri giusti…
    Grazie, ciao.
    P.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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