Io & AnnieAlvy Singer è un quarantenne newyorkese di origine ebraica, comico televisivo di successo, che prova a capire il motivo del fallimento della relazione con Annie. Annie Hall è un’attraente ragazza della provincia bene, un po’ impacciata e culturalmente sprovveduta, approdata a New York per intraprendere la carriera di cantante. Scandagliando il loro rapporto, Alvy condivide con lo spettatore le tappe principali della propria esistenza: l’infanzia trascorsa in un luna park di Brooklyn, la deprimente carriera scolastica, gli esordi come stand up comedian, i due matrimoni terminati con altrettanti divorzi, l’interminabile (inutile) serie di sedute psicoanalitiche. In un continuo fluire di ricordi e libere associazioni, passano via via sullo schermo l’incontro e l’innamoramento di Alvy e Annie, la vita in coppia, le precedenti relazioni sentimentali, le fasi della crisi, il tutto contrappuntato con la sagace descrizione di tic e manie dell’intellighenzia newyorkese e dello show business hollywoodiano. Fino all’epilogo, che racconta l’estremo tentativo fatto da Alvy per riallacciare con Annie, trasferitasi a Los Angeles per incidere un disco. Anche se l’amore è finito, non tutto va perduto.

Giunto al sesto lavoro, Woody Allen si distacca dai toni spudoratamente comici delle commedie antecedenti per affrontare temi più riflessivi senza comunque rinunciare allo humour, affilato come non mai. Sullo sfondo delle battute e delle gag memorabili si staglia la sottile analisi psicologica dei personaggi e del contesto sociale in cui si muovono. In primo piano, sotto i riflettori, la figura di Alvy – interpretato dallo stesso Allen – il quale si rivolge direttamente allo spettatore utilizzando l’espediente del camera look, per indurlo a una riflessione comune sul tema centrale del film: il rapporto di coppia e i suoi risvolti sentimentali, sessuali, sociali. Come a rilevare la necessità di superare gli spazi ristretti dell’Io imposti dal setting psicoanalitico.

Un tale va dallo psichiatra e dice: “Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina”. Il dottore gli fa: “Perché non lo interna?”, e quello risponde: “E poi, a me, le uova chi me le fa?”. Beh, credo che corrisponda molto a quello che penso dei rapporti umani. E cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi, e assurdi… ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova”.

Io & Annie (Annie Hall), di Woody Allen, con Woody Allen, Diane Keaton, Janet Margolin, Shelley Duvall, Christopher Walken (Usa, 1977, 93’). Giovedì 12 luglio 2012, ore 21,10, La7d.

6 responses to “Io & Annie”

  1. Avatar rosy
    rosy

    ho cercato e sto cercando di recuperare i suoi film, ne ha fatti un’infinità. me ne mancano un sacco ma almeno Manhattan e Io & Annie li ho visti..

  2. Avatar PuntoG

    Pim, ma questa storia delle uova l’ho citata anche io!!!!
    Sorrido.
    PuntoG

  3. Avatar dragor
    dragor

    Per me il film piu’ divertente di Allen e’ “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso…” In seguito lo trovo un po’ noioso con tutte le sue ossessioni sul rapporto di coppia
    dragor (journal intime)

  4. Avatar Pim

    Coraggio, Rosy, ti mancano solo una quarantina di film!

  5. Avatar Pim

    🙂 Pensa che avevo la sensazione di averla già citata io, G. – infatti ero andato a verificare nell’archivio del blog.

  6. Avatar Pim

    Il film che citi è una girandola di gag e battute, Dragor: l’episodio con Gene Wilder innamorato di una pecora è fantastico. Sono i film dell’ultimo decennio (Matchpoint unica eccezione) ad essere fiacchi e poco ispirati; l’ultimo To Rome with love, poi, è di una sciatteria imbarazzante.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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