Per me la musica è un luogo. Se un brano mi piace significa che ci sto bene, diversamente no. Esistono tuttavia posti bellissimi che vale la pena visitare ma dove non vivrei neanche per un attimo, e altri forse meno belli dove invece trascorrerei la vita intera. Così per la musica: ci sono dei brani che abbandono dopo ogni ascolto, altri nei quali abito da sempre.

8 responses to “Per me la musica è un luogo”

  1. Avatar Donnadona.wordpress.com

    meraviglioso…
    Don(n)a

  2. Avatar Alex

    …e grazie a Google maps possiamo anche localizzarti caro Pim : 3 Abbey Road London, Greater London NW8 9AY United Kingdom…
    Alex

  3. Avatar Pim

    @ Don(n)a:
    Un luogo morbido, accogliente, dove il mondo non fa rumore.
    @ Alex:
    Ci puoi giurare, sulle strisce pedonali… 🙂
    Buon sabato, ciao.
    Pim

  4. Avatar PuntoG

    Non ci avevo mai pensato a questa cosa qui. Però è bella questa cosa dell’abitare dentro qualcosa che non è un luogo fisico ma che ci fa sentire “a casa”.
    Tornato Pim?

  5. Avatar Pim

    Mai andato via, G. :-). Solo piuttosto affaccendato, un po’ più del solito prima di (allora sì) dedicarmi a una salutare vacanza altrove.
    Abbracci.
    Pim

  6. Avatar PuntoG

    Ah!
    Sembrava come se 🙂

  7. Avatar dragor
    dragor

    Bella definizione. In questi luoghi ho appuntamenti quotidiani. Uno fisso e’ “Aria sulla Quarta Corda” di Bach. L’ho suonata non so quante migliaia di volte e ogni volta mi sembra nuova.
    Ciao Pim, a presto
    dragor (journal intime)

  8. Avatar Pim

    L’Aria di Bach ha questo immenso pregio: la puoi ascoltare o suonare (beato te che ne sei capace, io ci provai da ragazzino con esito non brillante) quante volte vuoi eppure non stanca mai.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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