Come un campo lasciato a maggeseMi occuperò qui di un aspetto dell’esperienza di sé che è privato, non
conflittuale e individuale, e che chiamerò il << restare oziosi >>,
essere << come un campo lasciato a maggese >>. Il terreno <<
fallow >> è così definito dall’Oxford English Dictionary: << Terreno
che è stato ben dissodato e arato, ma che non viene seminato per un anno o più
>>. Quello che desidero esaminare è uno spazio psichico di inerzia o
svagata indifferenza o semplice pigrizia dell’animo; non è neppure una forma di
fuga da un eccessivo attivismo e pragmatismo. È uno stato transizionale dell’esperienza,
un modo di essere caratterizzato da una quiete vigile e da una consapevolezza
ricettiva, densa e sensibile.
[] Di solito, ciò che avvertiamo a livello
cosciente, è una blanda riluttanza  a dedicarci
a qualcosa che dovremmo fare. Proviamo a rimproverarci con severità, ma in
qualche modo non riusciamo  a metterci in
moto e a costringere le nostre facoltà ad applicarsi a quel compito. Sentiamo il
bisogno di una moderata indolenza e di riuscire spontaneamente ad abbandonare
tale stato d’animo benignamente passivo e languido.
[] La condizione psichica del
restare oziosi è quindi uno stato d’animo transizionale e transitorio; una
condizione psicologica non conflittuale, non pulsionale, intellettualmente
acritica; un’abilità dell’Io; uno stato d’animo vigile e sensibile, ma non
integrato, passivamente ricettivo e labile. Uno stato d’animo in larga misura
non verbale, fatto di immagini e che si esprime in modo cinestetico. Direi inoltre
che questo stato d’animo è sperimentato ed espresso in gran parte attraverso il
silenzio, persino con se stessi
”.

(Masud Khan, Come un campo lasciato a maggese, da I Sé nascosti, Boringhieri)

4 responses to ““Come un campo lasciato a maggese””

  1. Avatar rosy
    rosy

    un bell’elogio dell’ozio, su…. 🙂

  2. Avatar Pim

    Una specie di ozio attivo, in cui la mente è in un atteggiamento di sospensione in cui permane recettiva.
    Pim

  3. Avatar GIOVANNA
    GIOVANNA

    su di me questa metafora nell’immediato ha avuto l’effetto di spavento e ansia facendomi pensare all’attesa…forse xchè per me aspettare di veder fiorire il “mio campo” e con esso il mio cuore mi è sempre sembrato lo scopo ultimo ma irraggiungibile della mia vita; ma poi mi sono detta che forse pensare all attesa di qualcuno o qualcosa che ti aiuta a veder nascere e relizzare i tuoi sogni immaginando che non sia del tutto tempo sprecato quello dell attesa e che quella aridità che senti in fondo al cuore un giorno di speranza forse può veder fiorire un nuovo campo e con esso una nuova visione del mondo perchè qualcosa dentro di te cresce…è un modo diverso x affrontare il tempo che vivi aspettando.

  4. Avatar Pim

    Sono d’accordo con te: il tempo dell’attesa dovrebbe essere un tempo di incubazione.
    Grazie per il commento, Giovanna.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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