La rinunciaSe si vuole avere un esempio di che
cosa significhi assumere un atteggiamento depressivo, nel senso
kleiniano del termine, viene naturale rifarsi alla rinuncia del soglio
pontificio da parte di Joseph Ratzinger. Gesto inaudito, sufficiente
a definirne la grandezza, indipendentemente dal giudizio storico sulla sua
figura e a prescindere dalle convinzioni ideologiche o religiose. La massima
autorità di un’istituzione decide di farsi da parte perché ritiene di non
essere più capace di adempiere alle proprie funzioni.

Depuriamo questo gesto dalla dietrologia spicciola, consideriamo invece vere le motivazioni che Ratzinger ha fornito – d’altra parte, le sue
attuali condizioni sono facilmente inferibili dalle immagini televisive. Si può
commentare secondo una logica strettamente laica, psicologica, facendo riferimento
all’orientamento depressivo, che ha a che fare con un modo di porsi nei
confronti di se stessi e del mondo. La massima autorità religiosa della Chiesa,
secondo la tradizione cristiana erede dell’apostolo Pietro e illuminata dallo
spirito divino, riconosce di non essere onnipotente, si rende conto dei limiti
che impongono l’età e la sofferenza fisica, prende coscienza della propria fine.
Si tratta di un’operazione che comporta un lavoro mentale faticoso, che mette a
contatto con la parte più vulnerabile di sé. Il rifugio nelle attività mondane,
progettarsi idealmente nel futuro, sarebbe soltanto una fuga dal
compimento del proprio destino. Nel momento in cui accetta questa umiliazione, il
papa diventa un semplice pellegrino che cerca un luogo nascosto e tranquillo dove
morire.

L’uomo che sente di essere
arrivato al termine dei propri giorni non si arrocca così nell’arroganza,
nella negazione – esempi tipici secondo la Klein di un funzionamento schizoparanoide – ma accede consapevolmente a una saggezza fondata sulla realtà della propria
finitezza. Questo esporsi docile alla drammatica fragilità dell’esistenza
richiede, paradossalmente, una forza eccezionale. E ci offre la testimonianza di uno
stato mentale adulto non trionfante nella sua autorità, non ebbro di potere,
bensì alla ricerca di una possibile risposta alle domande ultime che la vita pone.

7 responses to “La rinuncia”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Detto in parole povere, non ha voglia di lavorare 🙂
    Ciao Pim, buon lunedi’
    (dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Se è per questo ce l’ho scarsa anch’io – che pure ho quarant’anni di meno… 🙂
    Ciao Dragor, buon lunedì.
    P.

  3. Avatar Prishilla

    Mi piace la tua riflessione, la trovo equilibrata ed estremamente rispettosa nel suo indagare. C’è un tale mistero, in questo gesto – e non parlo delle ragioni e della dietrologia – che mi ha lasciato priva di parole, quindi a maggior ragione apprezzo le tue!
    Prish

  4. Avatar Pim

    Le mie sono solo inferenze, Prish, ho provato a dare una spiegazione tra le tante chiavi di lettura possibili.
    Grazie, ciao.
    Pim

  5. Avatar Taylor

    Very Good Site.

  6. Avatar Lillian

    Excellent work!

  7. Avatar patrik
    patrik

    I was terribly impressed…

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Marzo 2013
L M M G V S D
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Scopri di più da SCRIVERE I RISVOLTI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere