La pianisteHaneke
non ammette indecisioni: si apprezza oppure si detesta. È un cerebrale che spiazza
con freddezza sistematica. Più di ogni altro regista impone una partecipazione
lacerante, capace di demolire le prime impressioni, i punti di riferimento
faticosamente acquisiti. Non è detto che lo spettatore decida di stare al gioco
lasciandosi coinvolgere. Oppure, il coinvolgimento può risultare talmente
impressionante da prolungarsi oltre la visione. Funny Games era in questo senso così disturbante che, per molte
sere consecutive, non ho potuto fare a meno di verificare con una certa ansia il
funzionamento dell’antifurto di casa.

I film di
Haneke producono l'effetto di una scarica elettrica, senza luoghi sicuri nei quali
ripararsi. Nulla è come appare (La Pianista), bisogna imparare a sopravvivere (Il tempo dei lupi), a sopportare il peso di eventi o minacce
inspiegabili (Niente da nascondere, Il nastro bianco), le conseguenze
affettive ed esistenziali che la malattia impone (Amour). Gli va riconosciuto il coraggio, soprattutto in un periodo
nel quale la maggior parte dei registi si preoccupa del consenso a tutti i
costi. Eppure credo che il cinema abbia urgenza – oggi più che mai – di autori
scomodi, che spingano all'estremo le sensazioni, i sentimenti, squassino le
(false) certezze, suscitino un salutare smarrimento.

La Pianista è in questo senso una delle opere più disorientanti. Per la straordinaria
carica passionale di Isabelle Huppert, attrice senza eguali, per le scelte
radicali della sceneggiatura, pronta ad abolire parametri, a colpire senza
concedere respiro. Racconta la discesa agli inferi di una donna sessualmente
repressa, preda di ossessioni sadomasochistiche, al tempo stesso scava senza
pietà nella solitudine, nella violazione del pudore, nella disperazione che le
perversioni spesso racchiudono. Sono temi che possono non rendere amabile un
film – anzi renderlo persino respingente -, ma ne fanno un potente oggetto di
riflessione personale, prezioso soprattutto in tempi anestetizzati come quelli odierni.

La Pianista (La Pianiste), di Michael Haneke, con Isabelle Huppert, Benoît Magimel, Annie Girardot (Francia/Austria,
2001, 131’). Domenica 30 giugno, ore 22,40, La7d.

4 responses to “La Pianista”

  1. Avatar giacinta

    Sono nella categoria “estimatori”:) E’ un film che ricordo a distanza di tempo.
    Ciao!

  2. Avatar Pim

    Rientro anch’io nel numero degli estimatori. E penso che Amour sia un vero e proprio colpo al cuore.
    Ciao Giacinta, grazie.
    Pim

  3. Avatar Badev

    Amour lo definii in un mio post una granata. E guardacaso lo vidi al cinema “MK2”, a Parigi. La pianista è disturbante, ma ti inchioda fino alla fine. Estimo anch’io.

  4. Avatar Pim

    Vero. In Amour, Haneke non ci risparmia niente. La vecchiaia è un massacro, impietosa e violenta consuma i corpi fino a spegnerli. L’impatto è raggelante. Isabelle Huppert, ultima espressione dell’essere in vita, fa da trait d’union con La Pianista. Niente compromessi, niente consolazione, neppure qui. Questa è l’etica di Haneke, prendere o lasciare.
    Grazie Badev, ciao.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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