Non può piovere per sempre 2<< C’è una frase che amo molto >>, spiegò Agnese spostando
il portacenere per avvicinarsi di più a me. << Credo sia di Pasternak. Dice
più o meno così. Quando non riesci a
leggere nell’anima di qualcuno, allora cerca di partire. E poi ritorna
>>.

<< Ti credo sulla parola. Di Pasternak ho avuto la fermezza di
leggere appena qualche poesia >>.

 << È una frase bellissima
e vera. Io però non sono ritornata… >>. Sollevò una mano e aprì il palmo
verso l’alto, come un segno di resa. << Dopo l'ultimo incontro con l’uomo
di cui ti raccontavo ho sofferto molto, nonostante sia stata io a voler interrompere
la relazione. Oppure proprio per questo… Di lì in avanti ho smesso di espormi
al giudizio altrui, mi sono un po' trincerata in me stessa. Non ne sono
contenta, ma forse è l'unica maniera per proteggermi. Sono cambiata rispetto
alla donna di un tempo. Ora impigrisco nella mia scatola, pensando che sia
meglio non mettersi in gioco, per non rimanere delusa o deludere… >>.

<< Credo di capire il senso >>, commentai osservando la
pioggia che aveva ripreso a cadere insistente. << È il segno di un
approccio meditato alla realtà, l’esito di una riflessione. La tua vita era
altrove, la sua era altrove, non te la sentivi di vivere da clandestina, con il
corpo soddisfatto e la coscienza colpevole… >>.

<< Più semplicemente, mi viene in mente il titolo di quel film. Pensavo fosse amore invece era un calesse
>>.

<< L’amore non va mai in carrozza… >>, chiarii con un
sorriso.

<< Pensa che anche con il teatro mi sono impigrita >>,
continuò dopo aver dato un’occhiata fuori. <<. Una volta ero un'abbonata
sfegatata. Per intenderci, una da sveglia alle quattro del mattino per prendere
il numero il primo giorno di prevendita degli abbonamenti. Poi… Silvia si è
sposata, Lory si è trincerata dentro la sua carriera e io… io ho deciso che sto
cominciando a invecchiare. Divento troppo vecchia anche per le emozioni che
ormai reprimo ed evito da troppo tempo. Ricordo, rimpiango, ma sento di non
poter più sperimentare con incoscienza >>.

Pensai a come mi sentivo io in quel periodo. In una condizione non
distante dalla sua. Disperso in una terra di mezzo, desolata e battuta dai
venti.

<< Certe volte mi muovo come una sonnambula >>, proseguì. << Sono così
insoddisfatta… Non posso proprio dire infelice, ma… Eppure consiglio, e
consiglio bene: ciò che bisogna fare, ciò che non va bene… E io? Mi sono già
dimenticata come mi sentivo viva, pure mentre sbagliavo. Mi sono persino
dimenticata il motivo per cui ho iniziato a comportarmi come una donna perbene.
Perché? Per una minestra tiepida e senza sale? Dove sta allora la giusta via?
>>
.

<< Non credo esista una giusta via, ciascuno fa i
conti con se stesso. E nemmeno sia una questione legata al comportamento,
perbene o permale. Detesto certi moralismi, sono solo frutto di stereotipi
culturali, sociali… La verità è che non dimentichiamo come stiamo quando
ci sentiamo vivi. Ed è così che vogliamo essere. Capitano momenti in cui si
tende a ripiegare, ma i desideri, quelli profondi, prima o poi ci spingono fuori dalla scatola  >>.

<< Non so più… È passato troppo tempo da quando ho preso la
decisione di far funzionare il mio quotidiano: ora questa vita, che trascino
per l'orlo del vestito, mi sta soffocando. Avrei voglia di riprendermi il mio
egoismo, di togliere il cappuccio dalla testa. Invece mi sento senza forze: non
capisco se sia stanchezza oppure un desiderio di autoprotezione, perché so bene
dove andrei a finire… >>.

<< Adesso non ricominciare il discorso dell’età… >>,
scherzai.

<< E invece sì >>, abbozzò un sorriso. << Divento
troppo vecchia anche per le emozioni che ormai reprimo o evito da tempo.
Se i trent'anni hanno segnato per me la necessità di scoprire certe forme di
sessualità, anche estreme, arrivata ai quaranta sento di non potermi più
mettere in gioco con la stessa imprudenza >>.

<< Nel sesso non c’è nulla di giusto o di sbagliato. Però è vero
che ci possono essere momenti che sentiamo più giusti e altri invece
sbagliati >>.

<< A volte mi guardo indietro con nostalgia e non capisco
se rimpiango gli anni, le aspettative, la voglia che avevo di lottare
contro i mulini a vento; oppure se semplicemente vedo un pezzo di ciò che sono
e che non posso comunque eliminare >>.

<< Forse è una fase nella quale ti senti in bilico. Come Maŝa… Hai
presente Čechov, Le
sorelle
>>.

<<>>.

<< Alle fine, nascondere certe parti di sé viene così automatico
che quasi ci si dimentica di possederle  >>.

<< Escono raramente, ma quando meno te le aspetti, come ombre
>>.

<< In fin dei conti, non
può piovere per sempre
>>, dissi allora citando non so più chi o che
cosa.

 

(Giugno 200…)

7 responses to “Non può piovere per sempre (seconda parte)”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Io avrei detto ad Agnese: smetti di romperti la testa e carpe diem. Con questa masturbazione mentale, l’orgasmo te lo sogni 🙂
    Ciao ¨Pim, buon lunedi’
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Più che una psicoterapia breve, la tua è una psicoterapia lampo! 🙂
    Pim

  3. Avatar rosy
    rosy

    mi piace questa storia, con la sua emozione e la sua malinconia. un invito a non lasciarsi andare, ogni cosa ha il suo tempo, non può piovere sempre e per sempre.
    rosy

  4. Avatar Pim

    Sì, questo potrebbe essere uno dei significati. Ma ciascuno è libero di ricavare quello che sente più affine al proprio sentire.
    Ciao Rosy, grazie.
    P.

  5. Avatar irenespagnuolo

    Non può piovere sempre e per sempre, dice Rosy…Ecco, questa chiave forse può alleggerire il mio pensiero sulla prima parte nel senso che tra una goccia e l’altra, chissà, possono filtrare raggi di sole.
    Comunque sia qui c’è molto di più, forse. Magari anche una “malinconia cronica” di Agnese. Sai, talvolta lasciarsi andare è una scelta per sfuggire alla fatica di vivere.
    Mah…

  6. Avatar Pim

    Hai colto nel segno, cara Irene. Talvolta la ricerca di esperienze forti, botte potenti di adrenalina, può essere il segnale di una insoddisfazione esistenziale che ha radici profonde. Trovare l’alba dentro l’imbrunire (altra metafora che mi piace molto) costituisce allora impresa difficile per occhi che non riescono (più) a percepire.
    Grazie, ciao.
    P.

  7. Avatar irenespagnuolo

    Ecco…si.
    😉
    Irene

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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