Viva ZapateroÈ un pamphlet, e come tale ha dei
limiti: va a vederlo chi è già convinto della buona causa, lo evita chi
è contrario. Cade in qualche luogo comune, vero, tuttavia costituisce una
testimonianza appassionata che scuote la rassegnazione nella quale sembra essersi arenata una parte non indifferente della società italiana. Il valore del film
non risiede tanto nella qualità, tutto sommato approssimativa (picco negativo la voce fuori campo, irritante), quanto nel
disvelamento sfacciato della realtà delle cose. Oltre la Destra (che è quella
che sappiamo) e la Sinistra (quella che non vorremmo fosse), Viva Zapatero! ha il merito di sbattere
in faccia senza complimenti una verità ineluttabile: la politica conta
sempre meno. I poteri legislativi sono al soldo di potentati
economici e dunque le differenze tra Destra e Sinistra, Conservatori e Progressisti, sono talmente sottili da risultare
etichette di contenitori pieni dello stesso vuoto.

Diciamo che il film appare più adatto
al formato televisivo che al grande schermo. Paradossalmente, i problemi centrali che solleva riguardano proprio la censura catodica e l'asservimento dei media italiani
.
Mentre la televisione batte ormai le strade più
remunerative della fiction, il cinema si conferma il
mezzo più efficace a documentare la realtà che frequentiamo. La dimensione
anarchica della sala resta insomma l'ultimo baluardo contro il pensiero
pervadente di Porta a porta e dei suoi cloni. Sabina Guzzanti si dimostra ostinata e caparbia come
una novella Giovanna d’Arco: la sua battaglia a favore della libertà di espressione, alla fine, l’ha vinta. L'ha perduta invece Zapatero, e con lui il suo modello di Spagna, ma questa è un'altra storia.
.
Viva Zapatero!, di e con Sabina Guzzanti (Italia, 2005, 80’).
Venerdì 19 luglio 2013, ore 22,50, La7.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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