The Pim's Diary - CopiaL. accenna a un brano che scrissi tempo fa: lo ama molto, ne cita anche alcune frasi. Io cado dalle nuvole: quelle parole sono proprio mie? Eppure, chissà quanto a lungo le avrò meditate. Di fronte a tale esitazione sarà rimasta perplessa, avrà pensato ad un plagio. Il fatto è che non tengo a mente tutto ciò che compongo e,
rileggendomi, riesco pure a sorprendermi. Qualche volta a non piacermi. Anzi,
più di qualche volta.

In un’e-mail, confidavo a R. che non resisto alla tentazione
di disseminare tracce e indizi come un ladro svagato. In realtà, non sono
poi tanto svagato. Anzi, non di rado fabbrico specchietti per le
allodole. Mi
diverto a mettere alcune indicazioni alla rovescia, giusto per rendere meno
immediato il gioco delle deduzioni e condurre su false piste. Come adesso: pur
mentendo, sto dicendo il vero – e/o viceversa
”. R. ebbe da obiettare. “Mon cher
ami, non me la racconti giusta! A forza di lasciare falsi indizi si finisce per
dire la verità o per alimentare il pettegolezzo, che poi è una verità
parallela…
”.

Aveva ragione, ma non del tutto. Sebbene dia l’impressione
contraria, io non sono un libro aperto. So che le mie parole fanno il fruscio
delle pagine sparse al vento, ma sarebbe una maledizione se lo fossero:
la mia vita diventerebbe incontrollabile, ne finirei disarcionato. In verità,
maschero con l’apparente loquacità un particolare riserbo: le mie parole
illuminano dove voglio e lasciano in ombra tutto il resto.

Non lo capì E., la quale proiettò se stessa nella protagonista femminile di un mio racconto. Sospetto che l’avesse letto troppo velocemente e con qualche pregiudizio iniziale. Quando domandò
spiegazioni, io mi tenni sul vago: “Il testo
appartiene a chi lo legge, ciascuno trova il significato che meglio crede…
”. Non volevo darle soddisfazione. Lei si offese, disse che non approvava certi atteggiamenti e, in un messaggio privato, arrivò a darmi dello stronzo classista. Me la presi: non tanto perché mi aveva chiamato stronzo – il che può essere – ma perché non sono assolutamente classista. Mica me lo posso permettere…

7 responses to “Segreti e bugie”

  1. Avatar Prishilla

    …mento, quindi sono. 😉
    buona settimana! Prish

  2. Avatar Pim

    Ricorda però il paradosso del mentitore, Prish… 🙂
    Buona settimana anche a te.
    Pim

  3. Avatar prishilla

    Giusto!!

  4. Avatar rosy
    rosy

    riflettevo sullo scarso controllo che abbiamo sulle nostre vite, che sono soggette continuamente all’interpretazione degli altri, interpretazione non di rado erronea, fuori luogo, fuori misura. deriva un’immagine di noi distorta, nella quale non ci riconosciamo. quanti più sforzi facciamo per dire che non siamo così, quanto più invece rafforziamo le convinzioni altrui….

  5. Avatar Pim

    Capisco ciò che intendi dire. Un tempo me ne dispiacevo, tanto per le faccende riguardanti il mondo (cosiddetto) virtuale che per quelle del mondo reale, oggi ci passo sopra. Statisticamente, detrattori ed estimatori si equivalgono e perciò la media è salva. 🙂
    Pim

  6. Avatar Silvia
    Silvia

    “La vita è un milione di puntini diversi che insieme compongono un quadro gigantesco e può essere che il grande quadro sia carino oppure straordinario. Ma se stai con la faccia schiacciata contro un mucchio di puntini. È veramente difficile dirlo”.

  7. Avatar irenespagnuolo

    …Anch’io me la prendevo un tempo, ora spesso ci passo sopra, talvolta provoco volontariamente il “disguido” (la trappola!), altre volte osservando le reazioni o le repliche mi faccio un po’ di analisi!
    😉
    Irene

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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