<<… Ah sì, c’è anche la storia del bambino che non invecchia mai, fugge l’inverno e insegue l’estate per il mondo. Poi un giorno incontra lei – occhi celesti, capelli biondi, sorriso lucente – che si dondola mollemente sull’altalena. Seguono sguardi, esplorazioni, baci con il soffio sul palmo della mano. Ed è l’amore. Quello che commuove solo a sentirlo raccontare. Lei conosce un giardino in cui le stagioni accadono tutte insieme e il bambino può smettere così di correre all’infinito. Perché il tempo ha gambe veloci, lunghi artigli, e non si può imbrogliare a lungo >>.
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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