Edipo e il suo complesso<< Non mi dirai che credi anche tu a quella
balla del complesso di Edipo. Ti sembra che uno normale vuole far fuori suo
padre per scoparsi la madre? >>. Come faceva spesso quando affrontava
certi argomenti, Rosanna assumeva un tono sprezzante. Non ricordo come
replicai: forse le spiegai che si trattava di una metafora, forse la mandai
direttamente a cagare. Capitasse oggi, recupererei gli appunti che presi anni dopo durante
una lezione tenuta dal mitico professor B.

Qual è il senso dell’Edipo? Competenza
edipica significa acquisire la capacità di separarsi, di abbandonare gli oggetti d’amore
primari per abbracciare modelli adulti. L’Edipo non risolto, invece, fa restare
attaccati in modo morboso alle figure protettive. Dal momento in cui lasciamo
l’utero materno, abbiamo quotidianamente a che fare con il distacco, la
perdita. Il lutto che ne origina va accettato, metabolizzato: bisogna imparare
ad andare per la propria strada conservando gli oggetti d’amore nel proprio
cuore, per non perderli mai.

4 responses to “Edipo e il suo complesso (per tacer di Elettra)”

  1. Avatar prishilla

    Eh eh tono sprezzante, complesso non risolto. O orecchio patologicamente sordo alla metafora!
    🙂

  2. Avatar Pim

    Ammetto che la mia è una posizione di parte, però, in generale, con più forza si rifiuta qualcosa e tanto più si riconosce di averne bisogno – vedi la favola della volpe e l’uva.
    Ciao Prish, buona domenica.
    Pim

  3. Avatar rosy
    rosy

    Competenza edipica significa acquisire la capacità di separarsi, di abbandonare gli oggetti d’amore primari…. sono parole dure, pim, capisco che la vita funziona in questo modo ma è dura farci i conti tutti i sanbti giorni….

  4. Avatar Pim

    Sì, è dura, ma la vita stessa è dura. A partire dalla nascita si passa da una separazione all’altra, dobbiamo continuamente distaccarci da persone ed eventi senza soluzione di continuo. Ogni cosa ha il suo tempo, e ogni tempo è prezioso proprio per questo: perché limitato, finito, irripetibile.
    Ciao Rosy.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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