Presenza e tempo<< Vedi >>, esordii mentre A. si accendeva una sigaretta, << ci sono due doni che possiamo fare al prossimo: la nostra presenza e il nostro tempo. Essere presenti significa che l'altro sa di poter contare su di noi, anima e corpo. Concedere tempo vuol dire invece rinunciare a qualcosa di necessario per se stessi >>. Trassi dal petto un respiro profondo, non mi era facile sintetizzare tutti i pensieri raccolti in quel periodo. << Quando L. disse a muso duro "io non ti ho mai chiesto niente", in primo luogo si mostrava ingenerosa e irriconoscente nei miei confronti. Poi negava il bisogno (materiale e affettivo) che normalmente ognuno ha degli altri. Ma quel che è peggio, disprezzava il valore del tempo che le avevo dedicato: tempo sottratto non solo alla mia vita ma anche a chi aveva più diritto e, in fondo, meritato. Alla nostra età, sappiamo quanto sia prezioso il tempo e non vada sprecato >>. A. picchiettò la sigaretta sul portacenere: << E tu?… ti sarai incazzato, immagino >>. << Sì, ovvio, però fu questione di poco. Dopo quelle parole, non mi restò che scuotere la polvere rimasta sotto le scarpe, rifiutandole presenza e tempo che come sai >>, qui alzai lo sguardo verso il cielo sopra la piana, << ho scelto di riporre altrove >>.

8 responses to “Presenza e tempo”

  1. Avatar irenespagnuolo

    Accidenti, bel pezzo Pim caro!
    Presenza e tempo…che sono poi l’essenza di quello che realmente possiamo essere e dare.
    ‘Non ti ho mai chiesto niente’ poi è qualcosa di grrrrr…sciocco, arrogante, brutto! Capisco che qualche volta scappi, nella rabbia ottusa dell’attimo di un battibecco, però è veramente una pessima uscita. Neanche poi tutto fosse basato su richieste e concessioni. E come se tempo/presenza dell’altro, visto che spontanee, valessero poco o niente. A disconoscere poi che in un rapporto talora non si chiede espressamente ma si aspetta comunque di ricevere quello che tacitamente si desidera e, dunque, avendolo goduto, giammai si può fare la voce orgogliosa ‘non te l’ho chiesto!’

  2. Avatar Marco
    Marco

    “Non ti ho mai chiesto niente”… molto efficace caro Pim. E’ l’emblema del non voler “avere debiti”. Quante volte rischia di affiorare alle labbra o alla coscienza. E come dice Irene, come può “il non averlo chiesto” renderlo di minor valore? Un dono non richiesto aumenta il valore del dono.
    Il tempo della nostra vita: per dono l’abbiamo ricevuto, per dono possiamo offrirlo. E giammai la nostra offerta potrà essere ripagata del tutto.
    Ha qualcosa di consolante la consapevolezza che non potrà in alcun modo essere “appianato il debito”: la gratuità ci definisce ed è lo spazio della libertà. Per dono offriamo, tempo e presenza, e perdono offriamo a chi li rifiuta: ne va della nostra dignità, della nostra libertà e della nostra grandezza di “fili di sabbia in una clessidra”

  3. Avatar Prishilla

    Mi piace il ritmo che da la sigaretta a questa conversazione!
    Prish

  4. Avatar Pim

    @ Prish:
    Volevo far fare qualcosa alla mia interlocutrice, dunque ho scelto la sigaretta – sebbene io detesti il fumo! 🙂
    Pim

  5. Avatar Pim

    @ Irene:
    Sono completamente d’accordo con te: la gratitudine è il più nobile dei sentimenti, significa riconoscere i propri limiti, la propria dipendenza dagli altri e quindi sapere di essere sempre debitori di qualcosa. Capisco l’orgoglio ma non la negazione sistematica dei propri bisogni, di una presenza che offre una mano, di un tempo reso disponibile.
    (In ogni caso, ho la coscienza tranquilla. Ed è ciò che più conta per me.)
    Grazie Irene.
    🙂
    P.

  6. Avatar Pim

    @ Marco:
    Mi piace molto l’uso della parola “dono” che fai, perché definisce bene lo slancio e la gratuità dei gesti. C’è chi (come me) ha un senso dell’accudimento molto forte, che ha origine nella propria interiorità più profonda e si mette in azione in modo del tutto spontaneo. Quando avrò un po’ di tempo ne scriverò.
    Grazie, ciao.
    Pim

  7. Avatar irenespagnuolo

    …immaginavo che tu avessi la coscienza tranquilla 🙂

  8. Avatar Pim

    Per una volta nella vita, Irene… 🙂

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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