20130519_133459"La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale".
 
(Da Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto, di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. Fotografia scattata a Ventotene nel maggio 2013)

3 responses to “Dal Manifesto di Ventotene”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Condivido tutto ma aggiungerei queste parole: uno stato internazionale che non sia governato dalla Bundesbank e da Bruxelles.
    Ciao Pim, buona notte
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Marco
    Marco

    Yes!
    Firmato: un europeo di origini italiane
    (Esatto dragor, un europa delle persone prima che della finanza)

  3. Avatar Pim

    Perfettamente d’accordo, Dragor e Marco. Occorre ritornare allo spirito che animò i redattori del Manifesto di Ventotene nel 1944.
    P.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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