Relazioni extraterapeutiche<< Vedi >>, D. assume l’espressione furtiva di chi cerca complicità, << è che ho bisogno di avere delle relazioni extraterapeutiche >>. << Extra… coniugali >>, lo correggo pro forma. << No, no, extraterapeutiche >>, ripete lui convinto, << ma sì, hai capito cosa intendo… >> e fa l’occhiolino. Certo, bello mio, però è la giustificazione che ti scrivi sul libretto a interessarmi.

 

 << Con mia moglie è finita da un pezzo. Condividiamo la vita di tutti i giorni, la casa, gli amici. Abbiamo un figlio piccolo da crescere, è un impegno, una responsabilità. Insomma, cerchiamo di far funzionare le cose anche se tra noi non c’è più niente dal punto di vista dei sentimenti. Così, dato che non me la sento di affrontare una separazione, trovo che sia normale avere altre storie >>. Sarei curioso di sapere il parere della moglie, al riguardo. << Questo voglio dire >>, prosegue: << c’e un sesso coniugale che è terapeutico, perché fa bene a me come a lei, ci fa sentire una coppia nonostante la distanza che ormai ci separa, e un sesso extraterapeutico che è necessario per sentirsi vivi… >>. << Per sentirsi vivi, naturale… >>.

Non ne faccio una questione di morale, ci mancherebbe, ma di etichette categoriali. Ogni cosa ha il proprio nome, e spesso anche più di uno. Dipende quale fa più comodo scegliere per confermare a se stessi, prima che agli altri, di essere nel giusto.

8 responses to “Relazioni extraterapeutiche”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Che cosa non s’inventa per non sentirsi cornuti…
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Prishilla

    la cosa più ‘bella’ (!) è comunque questo bisogno di una qualche forma di riconoscimento extra-soggettivo del proprio modo di dare un senso alle cose (dei nomi che scegliamo di dare), quindi questa ‘espressione furtiva di chi cerca complicità’…
    che fatica Pim, e con che classe ascolti!! 🙂
    buona giornata
    Prish

  3. Avatar Pim

    Più che altro per non sentirsi fedifraghi, Dragor, in colpa con se stessi e gli altri.
    P.

  4. Avatar Pim

    Troppo buona, Prish, mica sempre faccio una gran figura… In ogni caso non sono un un giudice, non devo emettere verdetti, mi limito a raccogliere le confidenze altrui e a cercare di capire. Chi sono io, che conduco una vita piena di contraddizioni e conflitti, per stabilire ciò che è giusto o sbagliato, che è bene o male? Magari mi mordo la lingua, che qualcosa avrei pur da dire, ma di solito (non sempre) taccio e medito – anche su me stesso.
    Pim,

  5. Avatar irenespagnuolo

    …Insomma è una ‘fortuna’ non essere giudici. Sai che coraggio ci vorrebbe a condannare gli altri in molti casi!
    Ascoltare e mordersi la lingua comunque è sufficientemente impegnativo, direi. Ti sbatte in faccia tutte le realtà che altrimenti cercheresti quasi di ignorare (almeno per esorcizzarle).
    Certo che il traditore, per natura, tradisce. Anche le parole e se stesso.
    Ciao Pim

  6. Avatar Pim

    “Non giudicate, e non sarete giudicati”. Per ciò che è nelle mie possibilità, mi attengo alla prima parte del precetto; per quanto riguarda la seconda mi affido al buon cuore altrui!
    Tradire, poi, significa innanzitutto tradire se stessi. IMHO.
    Ciao Irene, a presto.
    P.

  7. Avatar Marco
    Marco

    Eh, vai! Un altro bel post con commenti sempre all’altezza.
    Diciamo che “Scrivere i risvolti” è un angolino del web che proprio mi piace

  8. Avatar Pim

    Grazie Marco, wow! Il mio intento è di creare davvero un piccolo rifugio nel verde, per me stesso e per chi ha il piacere di venire a trovarmi.
    Sei il benvenuto.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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