P1020479Non rimane che la fuga. Ci sono diversi modi di fuggire. Alcuni si servono di droghe psicogene. Altri della psicosi. Altri del suicidio. Altri della navigazione solitaria. Forse c’è un altro modo ancora: fuggire in un mondo che non è di questo mondo, il mondo dell’immaginazione. Qui il rischio di essere inseguiti è minimo”.
 
(da Elogio della fuga, di Henri Laborit.
Fotografia scattata a Prassonissi, Rodi, il 31 luglio 2014)

7 responses to ““Non rimane che la fuga…””

  1. Avatar Marco
    Marco

    Ma perchè c’è tutto questo bisogno di evadere, di fuggire? Cos’è questa fatica del vivere che ci attanaglia? Con un osservazione, a io parere, molto lucida, Ratzinger sosteneva che i più non vogliono la vita eterna, non sanno che farsene, anzi, la temono. E spiegava che la vita eterna cristiana non è il prolungamento indefinito della vita terrena, bensì una sorta di esplosione fuori dal tempo dei momenti sublimi che abbiamo vissuto qui. Ma la tua premessa Pim, rimane: vogliamo fuggire, vogliamo dimenticare. E cosa vogliamo dimenticare? Spesso vogliamo dimenticare proprio noi stessi. Il mio stesso io non è poi una compagnia così leggera. E allora evviva l’immaginazione, la lettura, il film, l’arte. Sono fughe discrete, compagnie lievi, modi per rimanere raccolti in se stessi e, nello stesso tempo, in compagnia di altri. Potersi rifugiare tra una compagine di personaggi umanissimi guidati da un amichevole autore. Personaggi, a volte, più umani che non le persone in carne ed ossa (alle quali c’è sempre il rischio di incatenarsi con conversazioni scontate e frasi fatte, prima di tutto le nostre!). E poi fosse mai che si riemerga da queste fughe avvendo conquistato una migliore comprensione di se stessi e del mondo! Ecco l’augurio che ti faccio e ci faccio Pim

  2. Avatar Irenespagnuolo
    Irenespagnuolo

    A ciascuno il suo, mondo dell’immaginazione. Così è un rifugio esclusivo. E peraltro poco criticabile.
    In effetti mi chiedo la ‘proporzione’ tra realtà (che già un po’ è mediata dai nostri occhi) e fuga è libera e variabile o deve fare i conti con gli altri?
    Insomma finché fingiamo di essere qui e siamo altrove passa ma quando non reggiamo la finzione?!
    Non ci resta che imparare a fuggire senza far sentire la nostra mancanza 😉
    Ciao P.

  3. Avatar Marco
    Marco

    “Non ci resta che imparare a fuggire senza far sentire la nostra mancanza 😉 ”
    wow, giustissimo! 🙂

  4. Avatar Pim

    @ Marco:
    Nel suo Elogio della fuga, Laborit sosteneva che occorre avere il coraggio di sottrarsi alle situazioni stressanti. È il primo comportamento reattivo che abbiamo a disposizione, se vogliamo evitare di passare alla lotta. Anche un periodo di vacanza, di dolce-far-niente nel quale si procrastinano consapevolmente gli impegni e si lascia spazio al proprio mondo interiore, può funzionare in questo senso.
    Contraccambio l’augurio.
    Pim

  5. Avatar Pim

    @ Irene:
    “… imparare a fuggire senza far sentire la nostra mancanza”. Verissimo. Siamo pur sempre esseri relazionali, le campane di vetro non sono fatte per noi. 🙂
    P.

  6. Avatar dragor
    dragor

    Io cambierei la prima vocale con “i”. Ache quella è una fuga e molto meglio del suicidio 🙂
    dragor (journal intime)

  7. Avatar Pim

    Oh sì, Dragor. Ed è una via che si percorre sempre con piacere… 🙂
    P.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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