LOriana_Vittoria_PucciniDavanti alla Fallaci chino il capo in segno di rispetto, come si deve a un intellettuale di talento, tuttavia non riesco a dirne bene. Fu valida e coraggiosa corrispondente di guerra, ma – parere personale – scrittrice molto modesta. In tempi remoti (primi anni ottanta), lessi Lettera a un bambino mai nato e lo trovai francamente brutto. Nello stesso periodo mi passò sotto gli occhi Un uomo. Era un testo forte, per stile e contenuto, che si confaceva a quel periodo della vita in cui si chiede ai libri di raccontare l'amore con energia e in modo diretto. Ma allora ero un lettore vorace e assai tollerante. La svolta populista, poco dialettica e molto tranciante, contribuì a rendermi l'Oriana decisamente più invisa.

4 responses to “L’Oriana”

  1. Avatar irenespagnuolo
    irenespagnuolo

    Mi trovi d’accordo, Pim. Molto.
    Francamente ho sempre pensato, pur con molto rispetto, che la ‘fama’ la precedesse. Mi spiego. Poté più il ‘personaggio’ dei contenuti, ecco.
    Credevo fosse un’avversione squisitamente personale per certi fenomeni dettati appunti dal modo di ‘imporsi’. Mi conforta ora la tua impressione…
    Notare il virgolettato. Insomma su Oriana Fallaci bisogna andare con i piedi di piombo. Ecco, questo non mi piace. Perché più che alla sua grandezza ci si inchina al profilo corrente. Come se di Sgarbi, per dire, si parlasse bene come critico d’arte non per l’indubbia e profonda preparazione ma perché…se no si incazza e sbraita 😉

  2. Avatar Pim

    “Personaggio”, più che persona: dici bene, Irene, complice un’esistenza tanto complicata quanto sovraesposta. E provvista di spigolosità che imponevano un prendere o lasciare che non dava alternative.
    Grazie, a presto.
    P.

  3. Avatar dragor
    dragor

    E’ come Cassandra. Chi profetizza le sventure non piace a nessuno.

  4. Avatar Pim

    A profetizzare sventure non si sbaglia mai. Suggerire aperture, costruire speranze, però, è un’attività assai più stimolante. 🙂
    P.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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