<< Je te vois. Je connais ta voix >>.
<< Je te vois, moi-même. Nous sommes là-bas >>.

Il cielo di Alassio, un mese fa, era azzurro e lucido come zaffiro; il sole, l’aria salmastra del mare, il colore definito dei vicoli e dei gradini, sembrano sogni soltanto abbozzati nell'atmosfera bianca di questi giorni di marzo, resi opachi dal freddo. Ma il nostro rifugio immaginario sembra disinteressarsi a ogni contingenza, immutabile, separato da tutto.
Come arrivati da un lungo viaggio, ci accoglie in immenso calore, in felice distacco.
Avrei voluto dirti che solo lì potrei confidare, in modo pieno e non verbale, quello che ho intuito, con dolce forza. A volte le intese si consumano in silenzi condivisi. E così, con te, sento che potrei tacere e tu perfettamente capire.
L'energia che sprigioni fa pensare a una felicità che meriti. La scrittura lo testimonia brillantemente. Sicché non è fondamentale che un posto concreto ci possa accogliere oggi e nel quale, non lo nascondo, ti inviterei volentieri. Conta che il nostro altrove, che è anche di coetanei, vicini in sensazioni analoghe, sia sempre raggiungibile e comunicato.
Un giorno potremmo dirci che ci siamo incontrati e, ridendo, divertiti, scoperti.

(Marzo 20..)

4 responses to “Altrove”

  1. Avatar Prishilla

    Un giorno potremo dirci che ci siamo incontrati…
    Meraviglia 😉
    Buona settimana, Prish

  2. Avatar Pim

    La vita è l’arte dell’incontro, diceva (cantava ) qualcuno. Incontrare un amico, un amore, un collega di lavoro, oppure un libro, un film, una città, un paesaggio, anche solo una frase che dia significato a una giornata. Non sempre succede, ma quando succede ci si illumina.
    Ciao Prish, grazie.
    Pim

  3. Avatar dragor
    dragor

    “La favola bella che ieri c’illuse…”
    dragor (journal intime)

  4. Avatar Pim

    “… o Ermione”.
    C’est super (per dirla alla francese).

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Marzo 2015
L M M G V S D
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Scopri di più da SCRIVERE I RISVOLTI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere