L'amore non acceca, sostiene Roland Barthes, l'amore spalanca gli occhi, rende chiaroveggenti. Dice il servo al padrone: tu eserciti ogni potere su di me, ma io so tutto di te.
L'amore non acceca, sostiene Roland Barthes, l'amore spalanca gli occhi, rende chiaroveggenti. Dice il servo al padrone: tu eserciti ogni potere su di me, ma io so tutto di te.
Oh Pim, mi hai dato da pensare…
è amore quello del servo?
e poi, forse non acceca, però è cieco l’amore,no?
😉 Buona settimana
Prish
Quella del servo è solo una metafora, però, in effetti, vi possono essere due concezioni dell’amore: quella classica della cecità, oppure che spalanchi gli occhi. Barthes è anticonvenzionale e sceglie la seconda. Io (si parva licet) sono d’accordo con lui: l’amore aguzza la vista, siamo noi, in certe circostanze, a tenere gli occhi ben serrati.
Ciao Prish, buona settimana.
🙂
Pim
Io sto decisamente con Barthes. Quello che ‘ci sfugge’ ovvero la fantomatica cecità dell’amore è solo quello che non vogliamo vedere.
E comunque è fantastica l’idea del padrone e del servo. Che è un po’ quella della vittima e del carnefice. Le figure infatti sono spesso confuse nella realtà e nei sentimenti. Talvolta chi apparentemente subisce ha in verità il dominio della scena.
Ciao Pim!!!
Nai ragione, Irene, è un po’ il gioco delle parti di pirandelliana memoria… 🙂

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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