HelpIl 6 agosto 1965, a vent’anni esatti dalla catastrofe di Hiroshima, un’altra bomba – musicale, questa volta – esplose nell’etere: i Beatles pubblicavano l’album Help!. Scriveva così Philip Norman:
 
Paul McCartney era il musicista più ovviamente << naturale >>. Molto gli veniva dall’eredità paterna e dalla Jim Mac Jazz Band. Egli aveva una padronanza istintiva dell’armonia, una dote naturale per il fraseggio che trasformava nelle sue mani il basso in uno strumento guida agile ed espressivo. Già provetto alla chitarra e alla batteria, adesso stava prendendo lezioni di pianoforte. Seguendo delle regole fisse, Paul sviluppò un concetto assolutamente inconciliabile con John Lennon. La musica di John era, come i suoi disegni, priva di obbedienza e di linee diritte, ma sincera e potente in un modo che quella di Paul non aveva mai il coraggio di essere.
L’album Help! Portò per la prima volta i due elementi in aperto contrasto. Da una parte c’erano le canzoni inconfondibilmente << John >>, come You’ve Got To Hide Your Love Away, scritte sotto l’influsso di Bob Dylan: canzoni sardoniche e stanche della vita, idilli ispirati dai postumi di una sbornia. Dall’altra parte c’era l’assolo di Paul in una canzone che egli provava da mesi con il titolo provvisorio di Scrambled Eggs, una canzone che adesso era registrata, come vera musica, con l’accompagnamento di un quartetto d’archi. Tale canzone era Yesterday. Essa fu subito ripresa da un eminente cantante inglese di ballate, Matt Monro, e si ebbe così la prima di circa duemila versioni registrate”.
 
(da Shout! – La vera storia dei Beatles, Mondadori, 1980)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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