Quel campionato 1975-76Ricorderò sempre quel campionato 1975-76. Lo vissi con l'animo del tifoso juventino undicenne, che si attende dalla squadra del cuore solo imprese e successi. Lo scudetto si cucì invece sulle maglie color granata del Torino al termine di una rimonta implacabile, e la delusione fu tanta.

Tutto cominciò nel mese di marzo. La Juventus di Trapattoni, prima in classifica, aveva condotto il girone d'andata su ritmi da primato. Dalla squadra di Radice, che era seconda, ci separavano cinque punti, 35 contro 30: praticamente un abisso – erano i tempi in cui si davano i due punti in caso di vittoria. Bissare il titolo dell’anno precedente sembrava a questo punto della stagione una pura formalità.

Il 14 marzo, era la 22esima giornata, andammo a Cesena: i romagnoli erano una squadra discreta, occupavano la quinta piazza, però l’impegno pareva poco proibitivo. Perdemmo inopinatamente 2 a 1, dopo essere passati in vantaggio nel primo tempo. Pazienza, mancavano otto gare alla fine del campionato, la situazione si poteva gestire.

La domenica successiva andò in scena il derby: in quegli anni pativamo la sfida stracittadina, che diventava l’unico vero tormento di ogni stagione calcistica. Incassammo per l’appunto una brutta sconfitta, favorita da due clamorose autoreti di Cuccureddu e Damiani. Gli ultrà bianconeri tirarono petardi in campo e il Giudice Sportivo assegnò il 2-0 a tavolino a favore dei granata che, in due giornate, erano riusciti a rosicchiare quattro delle cinque lunghezze di distacco.

Il 4 aprile ci recammo a Milano: l’Inter era non più la squadra che faceva tremare il mondo tuttavia perdemmo per la terza volta consecutiva, per colpa di un tiraccio di Bertini a dieci minuti dalla fine. Intanto il Toro batteva il Milan e ci sorpassava, 36 punti contro 35. Era la 24esima giornata e non lo raggiungemmo più: noi riprendemmo a vincere e loro continuarono a fare altrettanto, con regolarità e costanza ammirevoli, sino alla 30esima.

Il 16 maggio 1976 il Toro festeggiò il titolo pareggiando al vecchio Comunale contro il Cesena e noi perdemmo con il Perugia del povero Curi (sarebbe morto per infarto l’anno successivo). Mentre il popolo granata raggiungeva Superga con ogni mezzo, estrassi il Subbuteo dall’armadio della mia cameretta e organizzai un derby solitario. La Juve vinse 5 a 0.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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