Anche la mente è soggetta ai processi evolutivi legati alla pressione della selezione naturale. La questione sta però nel fatto che la risposta adattativa, messa in atto dai meccanismi mentali per adeguarsi all’ambiente, è lenta. La comparsa dell’Homo Sapiens risale ad appena 200.000 anni fa. Pochi. Per comprendere la natura di un meccanismo psicologico, occorre perciò fare riferimento al tipo di vita che l’uomo primitivo conduceva nel Pleistocene: una vita da cacciatore-raccoglitore della savana africana.Considerando che i tempi necessari alla comparsa e alla stabilizzazione dei meccanismi psicologici sono, appunto, molto lunghi, si può dire che affrontiamo le sfide poste dal mondo contemporaneo con le stesse strategie dei nostri antenati preistorici. Non possiamo cioè aspettarci che nella nostra mente si siano evoluti processi adatti a gestire in modo adeguato, né tantomeno a risolvere, i problemi sollevati dall’epoca in cui viviamo. Estremizzando un po’ il discorso, in fondo siamo rimasti gli stessi cacciatori-raccoglitori del Pleistocene: pur avendo sviluppato capacità cognitive sofisticate, la nostra testa funziona di default come la loro.
Ed è alle funzioni mentali dei cacciatori-raccoglitori che Trump si è rivolto (essendo lui stesso cacciatore di donne e raccoglitore di denaro), convincendoli che il capitalismo aggressivo e individualista rappresenta la risposta. Ai problemi del Pleistocene, forse. A quelli attuali certamente no.





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