VincentA Vincent bastava un bicchiere di vino per scuotersi da dosso la polvere della giornata e fare quattro chiacchiere. Ma se era disposto a berne un paio, significava che doveva parlare di qualche pensiero che gli frullava in testa. Così accadde quella sera.
<< La Provenza, ad esempio. È piena di luce, di colori caldi e pastosi. L'aria è la più limpida che si possa immaginare. Come sarebbe dolce passeggiare laggiù: tutto ispira calma, serenità, bellezza. Le donne portano abiti di seta leggera e un sorriso che non si dimentica >>.
Vincent non affrontava mai direttamente un argomento, lo prendeva di striscio con la prudenza del gambero.
<< Capisci quel che voglio dire? >>, proseguì, guardando in controluce il bicchiere che emetteva bagliori rossastri: << In un posto da qualche parte dovrò pure andare, altrimenti che vivo a fare >>.
 
(photo by Pim)

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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